Il Parlamento ha proposto di abolire il tetto per gli stipendi dei manager pubblici. Numerose le polemiche.

Il Senato, in sede di Parlamento, ha approvato il decreto Aiuti bis, in deroga al limite di legge esistente. Ciò significa niente più tetto da 240 mila euro lordi all’anno per gli stipendi pubblici. Il provvedimento, che ancora non è effettivo, ha suscitato un polverone di polemiche. La deroga arriverà oggi, 14 settembre, insieme al decreto Aiuti bis approvato in Senato. 

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L’emendamento firmato da Forza Italia

Adesso il decreto dovrà passare alla Camera per ottenere l’approvazione definitiva. L’abolizione del tetto è prevista tramite un emendamento firmato in primis da Forza Italia, poi riformulato dal Governo. Il provvedimento è stato approvato durante l’esame del decreto, che ha stanziato 17 miliardi di aiuti a sostegno di famiglie e imprese.  

Senato

Secondo l’emendamento, al capo della polizia, al direttore generale della pubblica sicurezza, al Comandante generale dell’Arma, al comandante generale della guardia di finanza, al Capo del Dap, così come agli altri capi di stato maggiore, e anche ai capi dipartimento della presidenza del Consiglio e al Segretario generale della Presidenza del Consiglio, e infine anche ai Capi Dipartimento e ai Segretari generali dei ministeri, è consentito un “trattamento economico accessorio per ciascuno di importo determinato nel limite massimo delle disponibilità del fondo“. 

Renzi: “Proposta non certo geniale”

Subito sono sorte numerose polemiche in merito alla deroga. In primis Palazzo Chigi, dove la presidenza del Consiglio ha manifestato un forte “disappunto”. La proposta di un tetto sugli stipendi era nata da Renzi, che ad oggi critica la proposta definendola “non certo geniale”.  

Da parte sua, anche il Partito Democratico ha criticato la norma, garantendo che sarà modificata. Il ministero dell’Economia ha specificato di avere dato solo un contributo tecnico sulle coperture, dissociandosi dal provvedimento.  

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ultimo aggiornamento: 14-09-2022


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