Pensione di reversibilità, quando l’Inps non può recuperare le somme: cosa dice la Cassazione
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Direttore: Franco Ferraro

Pensione di reversibilità, quando l’Inps non può recuperare le somme: cosa dice la Cassazione

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La pensione di reversibilità non può essere revocata dall’Inps senza una preventiva sospensione del pagamento.

La pensione di reversibilità rappresenta una delle principali tutele economiche per i familiari superstiti di un pensionato o lavoratore assicurato. Proprio perché collegata alla situazione reddituale del beneficiario, questa prestazione è soggetta a verifiche periodiche da parte dell’Inps, che può ridurne l’importo o revocarla in presenza di redditi non dichiarati. Negli anni, tuttavia, le modalità con cui l’Istituto ha chiesto la restituzione delle somme hanno dato origine a numerosi contenziosi.

A fare chiarezza è intervenuta la Cassazione, che con la sentenza n. 33054 ha fissato un principio destinato a incidere non solo sulla pensione di reversibilità, ma su tutte le prestazioni previdenziali collegate al reddito. La decisione rafforza la posizione dei pensionati e delimita in modo preciso i poteri dell’ente previdenziale.

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Il principio fissato dalla Cassazione

Secondo la Cassazione, il diritto alla pensione di reversibilità non è automatico né incondizionato, ma l’Inps non può revocare la prestazione e pretendere la restituzione delle somme senza aver prima disposto una sospensione effettiva del pagamento. Questo passaggio è essenziale: non basta una comunicazione scritta, una diffida o una richiesta di chiarimenti. È necessario che l’erogazione venga realmente interrotta.

Se il pagamento continua regolarmente sul conto corrente del beneficiario, il pensionato può legittimamente ritenere che la prestazione sia dovuta. In questo caso, l’eventuale richiesta di restituzione delle somme risulta illegittima, perché manca il presupposto fondamentale indicato dalla giurisprudenza.

Quando l’Inps non può recuperare le somme

Alla luce della sentenza n. 33054, l’Inps non può chiedere indietro i soldi della pensione di reversibilità quando non ha precedentemente sospeso il pagamento in modo concreto. Il recupero delle somme è escluso se l’Istituto si è limitato a segnalazioni formali senza bloccare l’accredito o se ha continuato a versare la prestazione nonostante la presunta irregolarità reddituale.

La pronuncia ha un impatto rilevante sulla tutela dei pensionati, in particolare di quelli più anziani o in condizioni economiche fragili. Chiarendo i limiti dell’azione amministrativa, la Cassazione riduce l’incertezza e contribuisce a prevenire richieste di restituzione improvvise e difficilmente sostenibili. Per i beneficiari della pensione di reversibilità, il quadro normativo risulta ora più definito e maggiormente orientato alla tutela dell’affidamento.

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ultimo aggiornamento: 6 Febbraio 2026 15:08

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