Aumento delle pensioni… ma non per tutti: ecco a chi spetta nel 2023

Aumento delle pensioni… ma non per tutti: ecco a chi spetta nel 2023

Il nuovo schema di rivalutazione delle pensioni introdotto dalla manovra 2023 non è per scaglioni ma a fasce.

A causa dell’inflazione il 63% delle famiglie italiane, che faticano ad arrivare a fine mese, fanno affidamento sulle pensioni di eventuali anziani nelle abitazioni per contribuire al bilancio del reddito familiare. Per fronteggiare questo scenario di grande crisi, il governo ha deciso di rivalutare gli assegni di alcuni pensionati dal mese di febbraio.

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Non tutti gli assegni però verranno rivalutati dal prossimo mese, bensì solo quelli fino a 2.101,52 euro, mentre le pensioni superiori a questa soglia dovranno slittare al mese di marzo. Dal mese di marzo 2023 quindi, si procederà con la perequazione in percentuale in base all’importo annuale in pagamento, e saranno posti in pagamento anche gli arretrati riferiti ai mesi di gennaio e febbraio 2023.

I ritardi per alcuni pensionati

La rivalutazione delle pensioni di regola parte per tutti a gennaio, con l’aggiornamento del valore stimato dell’inflazione dell’anno in corso. Infatti, dal 1° gennaio 2023 l’Inps ha attribuito questa rivalutazione nella misura del 100% “a tutti gli utenti che abbiano ottenuto in pagamento, nell’anno 2022, rate di pensione per un importo inferiore o uguale a 2.101,52 euro”.

Ma perché gli assegni sopra i 2.101,52 euro slittano al mese di marzo? La questione è dovuta dal fatto che, con l’ultima legge di bilancio, i tempi di approvazione non hanno consentito all’Inps di completare i calcoli necessari entro il nuovo anno. Già a dicembre 2022, tuttavia, l’Inps aveva comunicato che per le pensioni superiori al limite stabilito, “la rivalutazione sarà attribuita sulla prima rata utile dopo l’approvazione della legge di bilancio 2023”.

Gli scaglioni per gli aumenti

Ad essere interessati all’adeguamento al 100% sono solo gli assegni non superiori a 2.101,52 euro. Per gli altri è previsto un aumento decrescente, sulla base delle sei nuove fasce di rivalutazione introdotte dalla manovra 2023. Per cui, chi percepisce una pensione lorda pari a 2.626 euro riceverà circa 160 euro in più, chi percepisce una pensione compresa tra quella cifra e 3.150 euro avrà una rivalutazione del 53%. Infine, chi prende 3.150 euro si troverà sul conto corrente circa 120 euro in più. 

Per gli assegni superiori di quattro e cinque volte la minima, si vedrà applicare l’85% di rivalutazione. Se sarà tra le cinque e le sei volte l’importo minimo, sarà rivalutato al 53%, mentre per gli assegni superiori a sei volte l’importo minimo e pari o inferiori a otto volte lo stesso trattamento minimo, saranno rivalutati al 47%. Si cala al 37% per i trattamenti pensionistici compresi tra otto e dieci volte il minimo. Infine gli assegni pensionistici che superano di dieci volte il minimo saranno rivalutati al 32%.

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