Massima attenzione per quanto sta accadendo nel mondo in relazione alla peste polmonare: la verità sui rischi in Europa e in Italia.
Il mondo intero ha da poco superato la pandemia di Covid ma i timori per la salute globale non sono terminati. Dopo i casi di Ebola registrati in Africa che hanno messo paura a tutti, ecco un’altra situazione tutta da chiarire e che merita la massima attenzio: la peste polmonare. A riaccendere i riflettori sulla malattia, la morte di una ragazza di 28 anni in Russia che è stata ora oggetto di diversi commenti e reazioni anche in Italia.

Peste polmonare: cosa è e come si trasmette
La peste polmonare è considerata la forma più grave e contagiosa della malattia ed è causata dal batterio Yersinia pestis. Tale patologia si può manifestare in due forme: la primaria, se nasce dall’inalazione diretta del batterio, la secondaria, se sorge come complicazione di una peste bubbonica non curata. Quest’ultima è la più comune, con sintomi noti a tutti: linfonodi gonfi e dolenti, i cosiddetti “bubboni”, febbre alta, brividi, mal di testa e forte debolezza.
Quando il batterio raggiunge i polmoni, si sviluppa la polmonite pestosa rendendo la malattia trasmissibile da persona a persona. Se la patologia non viene trattata nel modo adeguato, può portare alla morte nel giro di 18-24 ore dall’esordio.
I rischi in Europa e in Italia
A Il Gazzettino, ha parlato l’esperta di Malattie infettive Annamaria Cattelan che ha sottolineato come esistano delle cure: “Abbiamo antibiotici efficaci che devono essere assunti entro 24-48 ore dalla diagnosi”. In questo senso, se la malattia non viene trattata si uò morire: “Se non si viene curati, si”, ha detto.
Sulla trasmissione ha aggiunto: “Si trasmette attraverso le goccioline respiratorie, deve esserci un contatto prolungato e stretto, entro i due metri, con una persona infetta e sintomatica”. In merito all’allarmismo nel mondo con focus all’Europa e quindi anche all’Italia dopo i fatti in Russia, la Cattelan ha tenuto a precisare: “In generale direi di no, nei paesi europei i casi sono estremamente rari. In Africa se ne registrano, così come negli Stati Uniti dove negli ultimi 20 anni se ne sono riscontrati più di 300, soprattutto tra Colorado, California e New Mexico. Viene portata dalla pulce infetta”.
Anche Matteo Bassetti, direttore del Malattie infettive del San Martino di Genova, sui social ha detto la sua: “Non significa che siamo davanti a una nuova pandemia o che la peste stia tornando in Europa. La peste, infatti, continua a esistere in alcune aree del mondo e oggi può essere trattata con antibiotici se diagnosticata tempestivamente. Ma episodi come questo ricordano quanto sia importante non abbassare la guardia: i patogeni possono sopravvivere nell’ambiente, circolare negli animali e, in rare circostanze, raggiungere l’uomo […]”.
“In Russia stanno provando a insabbiare tutto”
Sul caso della morte della ragazza in Siberia, Darya Shipilova, tecnica di laboratorio di 28 anni, ha parlato al Tg3 anche la giornalista che per prima ha raccontato quanto accaduto. In questo senso, pare che in Russia stiano cercando di insabbiare l’accaduto: “Darya Shipilova è stata ricoverata il 29 settembre ed è morta in meno di due giorni. Da allora l’intero ospedale è in quarantena. Nelle prime ore anche i media filogovernativi hanno riferito di un caso di peste riprendendo le nostre rivelazioni. Ma poi quei post sono stati cancellati. Eppure l’agenzia federale che si occupa di malattie non la ha mai esclusa”.
Sulla possibilità che l’Oms mandi un team di ricerca in Siberia: “Quella russa è un’economia di guerra ed esclude una collaborazione per evitare di far sapere di una possibile epidemia“.