Pirlo dice basta: l’addio al calcio del centrocampista più forte del Milan del XXI secolo

Dopo ventun anni di carriera ad alti livelli, anche Pirlo saluta il calcio giocato. Fosforo e piedi buoni, la qualità che manca al Milan di oggi…

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Pirlo? Lui è fantastico. Ha una superiore visione di gioco e con un colpo mette la palla dove vuole. Il calcio si gioca con la testa. Se non hai la testa, le gambe da sole non bastano“. Così alcuni anni fa si pronunciava Johan Crujiff parlando di Andrea Pirlo. Un genio che descriveva un altro genio. Il trionfo del talento calcistico elogiato da chi quel talento ha coltivato con più amore nel corso della sua vita. Oggi Pirlo ha ufficialmente lasciato il calcio giocato. E già ci manca. Forse molti nell’ambiente Milan non gli avranno perdonato l’addio nel 2011, con quel passaggio all’odiata Juventus che ha significato anche l’inizio del declino rossonero e della rinascita bianconera. Ma nessuno, davvero nessuno può negare l’importanza che Pirlo ha avuto nel Milan in quei lunghi dieci anni, da quando nel 2001 l’Inter lo diede ai cugini per diversi miliardi più il cartellino di Drazen Brncic. Dalle parti di Milanello ancora in molti sorridono al solo ricordo di uno degli scambi più impari mai avvenuti nel capoluogo lombardo… Per alcuni Pirlo è stato il centrocampista più forte della storia del calcio italiano. Per altri il più forte della storia del Milan. Per altri il più forte degli anni Duemila. La verità nessuno la può avere. La cosa certa è che di talenti del genere il Milan non ne ha visti molti, così come l’Italia. E chissà quanti anni dovranno passare per poter parlare di un vero ‘nuovo’ Pirlo, senza offesa per Verratti et similia.

Addio Pirlo: quanto manca al Milan?

Raccontare la carriera incredibile di Pirlo ed elogiarne le qualità non è affare di questo pezzo. Quello che si vuole mettere in mostra, nel salutare un campione del genere, è quanto manchi a questo Milan quel mix di genio e incredibile regolatezza che il numero 21 vantava. Piedi da 10, visione di gioco oltre il normale. Pirlo è stato forse l’ultimo regista totale del nostro calcio. Perché di metodisti ancora in giro ve ne sono diversi: Verratti appunto (prima di scoprirsi ottima mezzala), ma anche Jorginho, Biglia, forzando la mano anche Montolivo. Ma si tratta di metronomi, gente capace di dare ritmo alla squadra. Non veri e propri costruttori di gioco. O perlomeno costruttori incapaci di raggiungere le vette sublimi di Pirlo. Nel giorno del suo addio, in molti nell’ambiente Milan gli hanno voluto dedicare un pensiero. Tra questi anche Manuel Locatelli, che ha svelato di avere proprio nell’ex 21 rossonero un modello da seguire. Per ora, però, il paragone non può nemmeno porsi. Non ha Locatelli le qualità per poterne calcare le orme, come non le ha Montolivo né tantomeno l’abulico Biglia di questo inizio stagione. E allora ai tifosi rossoneri non resta, per il momento, che crogiolarsi nei ricordi di un’epoca più felice. Confidando silenziosamente nell’arrivo di un nuovo Pirlo, leader silenzioso e costruttore delle prossime vittorie rossonere. Guardare al passato per sognare un futuro migliore…