Terrificante, poliziotto minaccia la moglie: “Ti ammazzo, ti levo di mezzo prostituta”

Terrificante, poliziotto minaccia la moglie: “Ti ammazzo, ti levo di mezzo prostituta”

Condanna di due anni per un poliziotto di Agrigento: violenza, minacce di morte e abusi contro la famiglia.

In un drammatico sviluppo giudiziario ad Agrigento, un poliziotto originario della Basilicata è stato condannato a due anni di carcere per aver maltrattato sua moglie e minacciato di morte, anche usando la propria arma di servizio.

Violenza prolungata e gravi conseguenze

Il processo ha rivelato una serie di abusi gravi, compiuti dall’agente contro sua moglie, descritti dal giudice Alfonso Malato del tribunale di Agrigento. Le violenze includono pugni, calci, schiaffi e minacce di morte esplicite. La moglie è stata anche minacciata con la frase “Ti ammazzo, ti levo di mezzo prostituta“, mentre l’agente le puntava la pistola alla tempia.

Le violenze subite hanno lasciato segni evidenti e duraturi, con la moglie che in un episodio ha subito la frattura dell’alluce. Questi atti di violenza non erano isolati ma parte di una serie di abusi che hanno coinvolto anche una delle loro figlie. Questa, oltre a essere stata insultata ripetutamente, è stata vittima di violenze fisiche come schiaffi e strattonamenti per i capelli.

Assoluzioni e risarcimenti

Nonostante la grave natura dei reati, l’agente è stato assolto dall’accusa di negligenza negli obblighi di assistenza familiare. Tuttavia, il tribunale ha ordinato all’uomo di risarcire le vittime, che si sono costituite parte civile attraverso le avvocate Teresa Alba Raguccia e Graziella Vella, sottolineando la necessità di un supporto continuo per la moglie e le figlie colpite.

Questo caso solleva questioni preoccupanti riguardo la violenza domestica, spesso celata dietro le mura di casa. Anche in contesti dove si dovrebbe esemplificare la legalità e la protezione civile, come nell’esempio di un agente di polizia. Il processo e la condanna segnalano un passo importante verso la lotta a queste dinamiche distruttive, evidenziando la serietà con cui il sistema giudiziario può rispondere a tali trasgressioni.

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