Porsche 917: test in pista a Monza (1ª Parte)

Monza 1970: “Mi accomodo sul sedile del passeggero nell’abitacolo della Porsche 917. Jo Siffert, al volante, mi guarda e sorride. Lui sa cosa mi aspetta, io no”. Un giro di pista al cardiopalma.

Monza 1970, Franco Varisco, noto maestro dell’obiettivo della F1 e non solo, ha l’irripetibile occasione di fare un “giro di pista”, come passeggero, con la Porsche 917 dominatrice incontrastata della categoria Sport. Al volante Jo Siffert, pilota di punta della Casa che in seguito sarebbe approdato in F1. Questa è la cronaca di quella memorabile esperienza.

Nel ruolo di “passeggero” cerco di sistemarmi nel miglior modo possibile. Faccio una certa fatica ad entrare nell’abitacolo e a sedermi sullo strettissimo seggiolino. I tubi del telaio sono d’impiccio, anche se poi si riveleranno utilissimi per aggrapparsi puntando i piedi ed evitare di essere sballottati da una parte e dall’altra come una trottola. All’interno dell’abitacolo tutto è talmente diverso e speciale che mi sembra di essere su una navicella spaziale. Ogni dettaglio è incredibilmente tecnologico e completamente diverso rispetto a quello di un’auto normale.

Dopo aver allacciato le cinture di sicurezza, Jo preme il pulsante di avviamento. Il dodici cilindri si mette prontamente in moto e gira al minimo qualche minuto per entrare in temperatura e consentire una perfetta circolazione dell’olio. Quando il pilota preme la frizione e innesta la prima, la 917 ha un leggero sussulto. Poi lentamente “scivola” lungo la corsia dei box. Entrati in pista, Jo affonda il pedale dell’acceleratore cambiando una marcia dopo l’altra in rapidissima successione, con la lancetta del contagiri che schizza a 8000 giri. È a quel punto che si scatena il finimondo. Il motore scarica sull’asfalto tutta l’esuberante potenza. Al massimo dei giri il rumore penetrante e stridulo si trasforma in un ululato che lacera i timpani; si aggiunge anche il sibilo stridente della ventola di raffreddamento.

L’accelerazione è talmente mostruosa, esagerata e brutale, che l’auto tende a mettersi di traverso anche in pieno rettilineo. Una forza inaudita, pari a quella di un vulcano in eruzione, mi incolla allo schienale del sedile al punto da mozzarmi il respiro. Sembra di trovarsi a bordo di un caccia supersonico in fase di decollo. Divorato in un attimo il lungo rettilineo, entriamo in pieno nella velocissima curva Grande, sfiorando il cordolo in inserimento e i guard-rail in uscita. In quel tratto di pista i piloti, quelli veri, potevano fare la differenza. È proprio in questo tipo di curve che le doti dei campioni vengono fuori alla grande.

@foto Franco Varisco

Le vistose pinne posteriori miglioravano l'erodinamica del retrotreno.
Le vistose pinne posteriori miglioravano l’erodinamica del retrotreno.
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Un mostro capace di erogare 600 e sfiorare i 390 km/h
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Il poderoso motore boxer 12 cilindri raffreddato ad aria con presa di forza centrale.

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ultimo aggiornamento: 12-02-2015

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