Porsche 917: test in pista a Monza (2ª Parte)

Nel 1970 a Monza con la Porsche 917 a oltre 300 orari, abbarbicato al seggiolino del passeggero, quando le vie di fuga erano inesistenti. Una esperienza da ricordare.

Purtroppo all’epoca a Monza le vie di fuga erano inesistenti e in caso di uscita di strada le conseguenze sarebbero state preoccupanti. Comunque la 917, grazie alle gomme così larghe e all’incredibile tenuta di strada, sembra incollata all’asfalto. La mia è una sistemazione di fortuna. Le cinture di sicurezza andrebbero allacciate e strette il più possibile. Purtroppo, per il malcapitato passeggero non sono previste. Quando Jo toglie il gas, aziona con decisione i freni e scala due marce per entrare nella prima curva di Lesmo, la decelerazione è talmente mostruosa e violenta che devo aggrapparmi con le mani e puntare i piedi per non finire contro il parabrezza.

Con la coda dell’occhio lo vedo impegnato nella guida. Sale sui cordoli, preme con decisione sui pedali del freno e acceleratore, esegue rapidi punta e tacco, manovra con precisione la leva del cambio, sterza e controsterza alla ricerca di una perfetta traiettoria. Tutte manovre eseguite con estrema disinvoltura, come si conviene ad un vero professionista del volante. Dalla seconda passa in terza per affrontare con decisione la successiva curva di Lesmo, poi in quarta nelle curva del Serraglio e giù a tutto gas nella discesa del sottopassaggio verso la curva del Vialone, detta anche curva Ascari. Una curva ad ampio raggio, ultraveloce, quasi inesistente per molte altre macchine, ma non per il nostro bolide lanciato a tutta velocità.

Sbagliare di pochi centimetri la traiettoria sarebbe un guaio non da poco. Le mie pulsazioni aumentano a dismisura e per un attimo chiudo gli occhi. Lui è invece tranquillo e padrone della situazione; può permettersi di darmi un leggero colpetto sul ginocchio per rassicurarmi. Tenta perfino di parlarmi, anche se in quel frastuono oltre all’udito penso di avere perso pure l’uso della parola. La velocità in curva è impressionante, ancora di più in pieno rettilineo, ben oltre i trecento orari. Non mi è mai capitato di andare tanto forte.

Mi domando se il pilota riuscirà a frenare in tempo per entrare in parabolica. Ma gli è sufficiente una potentissima frenata al limite e togliere rapidamente due marce, che si inserisce con precisione millimetrica, tenendo la macchina leggermente di traverso. Poi, finalmente, quando decelera per imboccare la corsia dei box, posso tirare un sospiro di sollievo e distendermi dopo che tra accelerazioni, staccate, frenate e velocità al limite di percorrenza in curva, sono rimasto quasi paralizzato. Quando la 917 si ferma, qualcuno dall’esterno mi apre la portiera. Scendo con la paura stampata in volto. Mi tremano le gambe e sento qualcosa stringermi alla bocca dello stomaco. Qualcuno dei presenti intuisce e tenta di rincuorarmi. Poi dalla macchina scende Jo, fresco come una rosa.

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@foto Franco Varisco

ultimo aggiornamento: 12-02-2015

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