Precari scuola, svolta storica: cambia tutto
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Direttore: Franco Ferraro

Precari scuola, svolta storica: cambia tutto

Scuola - Liceo

La Cassazione e il Decreto Salva-infrazioni cambiano le regole per i precari della scuola: dopo 36 mesi di servizio scattano tutele più forti

Il tema del precariato scolastico accompagna da anni la vita di migliaia di docenti e lavoratori ATA, costretti a rinnovare contratti a termine stagione dopo stagione. Una condizione che non riguarda singole eccezioni, ma un meccanismo strutturale del sistema scolastico italiano. Negli ultimi mesi, però, qualcosa si è mosso. Le pronunce della Cassazione, insieme al nuovo quadro normativo introdotto dal legislatore, hanno aperto uno scenario diverso, nel quale la reiterazione infinita delle supplenze non può più essere considerata fisiologica.

Il punto di svolta è rappresentato dal Decreto Salva-infrazioni n. 131/2024, approvato definitivamente il 6 novembre 2024 in risposta alla procedura avviata dalla Commissione Europea contro l’Italia per l’abuso dei contratti a termine nella pubblica amministrazione, con particolare riferimento alla scuola. L’obiettivo è chiaro: rafforzare le tutele per chi ha subito un uso irregolare e ripetuto del lavoro a tempo determinato.

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Il Decreto Salva-infrazioni e il diritto al risarcimento

L’articolo 12 del decreto riconosce ai lavoratori precari il diritto a un indennizzo economico quando venga accertato l’abuso nella successione dei contratti. Il risarcimento può variare da un minimo di quattro a un massimo di ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR, raddoppiando il precedente limite di dodici mensilità. La quantificazione spetta al giudice, che valuta durata, numero dei contratti e gravità della violazione.

La norma chiarisce che l’abuso non comporta automaticamente la trasformazione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, ma rafforza in modo concreto la posizione del lavoratore che decide di agire in giudizio, riconoscendo che il precariato non può più essere considerato una condizione neutra.

La Cassazione e la soglia dei 36 mesi

A rendere il quadro ancora più incisivo è intervenuta la sentenza n. 30779 del 23 novembre 2025 della Corte di Cassazione. La Corte ha affermato che il personale scolastico che abbia superato complessivamente 36 mesi di supplenze, anche non continuative, non può più essere impiegato con contratti a termine. In presenza di posti vacanti, l’amministrazione è chiamata a procedere verso la stabilizzazione.

Il principio nasce dal rigetto del ricorso del Ministero dell’Istruzione in un caso riguardante un docente di religione cattolica, ma assume valore generale. La Cassazione ha inoltre chiarito che l’abuso non può essere sanato esclusivamente tramite concorsi pubblici, quando esistono cattedre disponibili.

Decreto e giurisprudenza, insieme, segnano un cambio di rotta: il lavoro precario nella scuola non può più protrarsi senza limiti. Si apre così una nuova fase, nella quale anni di servizio iniziano finalmente a tradursi in diritti concreti e in prospettive reali di stabilità.

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ultimo aggiornamento: 18 Gennaio 2026 18:23

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