Price cap, Putin: “Niente petrolio a chi firma l’accordo”

Price cap, Putin: “Niente petrolio a chi firma l’accordo”

Putin annuncia un nuovo decreto contro il price cap sul petrolio russo, cosa succede adesso per i Paesi europei?

Il 9 dicembre, Vladimir Putin aveva già minacciato l’Occidente di ridurre la produzione di petrolio russo “se necessario”, in seguito alla decisione dei ministri europei di applicare il price cap sul gas. Una decisione “inaccettabile”, secondo il Cremlino, il quale ha deciso di rispondere con un nuovo decreto che vieta fermamente la vendita di petrolio a chi firma l’accordo. Certo, sempre su decisione del presidente russo.

Vladimir Putin

In risposta alla decisione dei ministri dell’Unione europea di imporre un price cap sul gas, il presidente Vladimir Putin firma un decreto che vieta la consegna del petrolio e dei suoi derivati a quei Paesi che hanno firmato l’accordo. Secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, l’accordo “è contrario ai principi di mercato”.

Il Decreto del Cremlino

La misura durerà fino al 1° luglio 2023, il cui contenuto potrà essere annullato solo da una “decisione speciale” dal presidente russo in persona. Solo Putin potrà decidere se consegnare eccezionalmente il petrolio russo a un Paese europeo nonostante abbia applicato il price cap.

I 27 Stati membri dell’Unione Europea, i Paesi del G7 e l’Australia, all’inizio di dicembre hanno concordato un tetto al prezzo di esportazione del petrolio russo, fissandolo a 60 dollari al barile. Secondo le ultime decisioni del Cremlino, il petrolio potrà essere consegnato solo a un prezzo pari o inferiore a 60 dollari: oltre questa soglia non avverranno i rifornimenti da parte della Russia.

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