Il processo sulla strage di Macerata si è concluso con una condanna a 12 anni per Luca Traini.

ROMA – Il processo sulla strage di Macerata si è concluso con la condanna a 12 anni per Luca Traini. La Cassazione, infatti, ha accolto la richiesta avanzata dal procuratore generale di una conferma della pena decisa in secondo grado.

La vicenda risale al 3 febbraio 2018, quando l’uomo ha sparato a sei migranti dopo la morte di Pamela Mastropietro. L’accusa contestata all’imputato è quella di tentata strage con l’aggravante dell’odio razziale.

La requisitoria del procuratore generale

Una lunga mattinata in Cassazione prima della sentenza definitiva. “E’ corretto definire strage ciò di cui ci stiamo occupando in questa aula – la requisitoria del pg Marco Dall’Olio, riportata da La Repubblica Traini voleva uccidere un numero indeterminato di persone. Per questo la sequenza impressionante di colpi, con 17 bossoli e 14 frammenti di proiettili ritrovati, sparati a distanza ravvicinata e rivolti verso persone, esercizi commerciali e anche verso la sede di un partito. Chiunque si fosse trovato a passare in quel luogo, sarebbe potuto essere colpito dai proiettili […]. Traini quella mattina, per il suo sciagurato tour della morte, è uscito di casa con una pistola Glock e una scatola di munizioni per uccidere diverse persone […]“.

Tribunale
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L’arringa della difesa

Sconto di pena chiesto dalla difesa di Luca Traini. Una richiesta non accettata dalla Procura. “Nel comportamento del mio assistito – ha detto nell’arringa il legale – non c’è odio razziale. I neri vengono identificati da lui come i responsabili dello spaccio di droga nella provincia di Macerata, potevano essere anche di un’altra etnia e il discorso sarebbe stato lo stesso […]. Inoltre, non c’è stata una strage perché il reato richiede l’indeterminatezza delle persone offese. Traini ha voluto ergersi a vendicatore in preda ad un raptus emotivo di cui si dovrebbe tenere conto“.


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