A Roma scarseggiano le ambulanze del 118. Così l’Ares, deve chiedere mezzi d’emergenza all’Esercito Italiano.

Situazione che si è già palesata durante le prime ondate della pandemia, causata dal Covid-19. I soccorsi, arriverebbero con parecchie ore di distanza, rispetto alla chiamata e una volta trasportati al pronto soccorso, i pazienti sono abilitati a trascorrere giorni interi sulla barella di emergenza, prima di poter ricevere le cure di un medico.

A mancare, sarebbero gli spazi per accogliere altre persone. I posti letto si fanno sempre più esigui. Motivo per cui le barelle di soccorso restano in stallo, immobili negli ospedali per giorni.

Le ambulanze rimangono parcheggiate nei piazzali degli ospedali, per le strutture che li hanno, o in doppia fila fino alla ‘liberazione’ della barella, con gli operatori sanitari anch’essi fermi in attesa di poter ripartire.

Ambulanza
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Una Roma sofferente

Parliamo di un momento particolarmente complesso, come conferma l’Ares 118.

“Le chiamate sono tantissime e non solo a causa del Covid e di questa nuova ondata causata dalla diffusione della sottovariante Ba5 di Omicron. Negli ultimi giorni i contagi giornalieri nel Lazio hanno registrato picchi che non si vedevano dallo scorso mese di gennaio. I ricoveri per Covid restano per il momento sotto controllo, ma stanno aumentando di giorno in giorno. In generale ci sono tante, tantissime persone che si rivolgono ogni giorno al 118 anche a causa di questa terribile ondata di calore che sta investendo tutta Italia”. Per tutti questi motivi, il servizio sanitario 118 della Capitale, ha deciso di rivolgersi all’esercito Italiano, chiedendo a questo un pronto intervento.

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ultimo aggiornamento: 07-07-2022


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