Scontri tra polizia e manifestanti in Libano. Il presidente chiama l’esercito

Scontri tra polizia e manifestanti in Libano. Il presidente chiama l’esercito

Proteste in Libano. Lanci di pietre e oggetti vari dei manifestanti ai poliziotti. Il presidente Aouan chiama l’esercito.

BEIRUT (LIBANO) – Violente proteste in Libano. Nella giornata di sabato 18 gennaio 2020 sono stati registrati scontri a Beirut tra manifestanti e polizia. Le persone scese in piazza hanno provato ad avvicinarsi al Parlamento per manifestare la propria contrarietà ai ritardi registrati nella formazione di un nuovo governo.

La presidenza ha chiesto l’intervento dell’esercito per “proteggere l’incolumità dei manifestanti pacifici, evitare gli scontri, garantire la sicurezza della proprietà pubblica e privata. Bisogna ripristinare l’ordine nel centro della Capitale“.

Violenti scontri in Libano, diversi feriti

Gli scontri in Libano vanno avanti ormai da diverse ore con circa 400 persone rimaste ferite. I media locali parlano di una quarantina di manifestanti trasportati in ospedale mentre gli altri sono stati curati sul posto.

Le manifestazioni sono partite da diverse zone della città al grido “Non pagheremo noi il prezzo“. L’obiettivo era il Parlamento ma l’intervento della polizia ha fermato il corteo. Gli agenti hanno utilizzato idranti e lacrimogeni per disperdere la folla che ha reagito con pietre e lancio di oggetti. Tra le persone ferite anche giornalisti e cameramen. La Farnesina è in contatto con l’ambasciata italiana. Non sembrano esserci nostri connazionali coinvolti.

Manifestazione

Possibili ulteriori scontri

Alta tensione in Libano con gli scontri che potrebbero prolungarsi nei prossimi giorni. Non è la prima volta, infatti, che in Medio Oriente scoppia una protesta simile con manifestazioni durate per settimane.

La situazione in questo momento sembra essere tornata alla normalità ma si potrebbe trattare di una tregua momentanea. I cittadini sono pronti a scendere nuovamente in piazza per ribadire la propria contrarietà ai ritardi registrati in questo periodo sulla formazione del nuovo governo. Con una crisi economica e politica che ormai dura da diverso tempo e a pagarne il prezzo come sempre sono i cittadini.