Nell‘undicesima puntata de “Il punto”, Elisa Garfagna analizza le recenti dichiarazioni di Roberto Vannacci, che nega l’esistenza del femminicidio definendolo un omicidio comune, rappresentano un pericoloso tentativo di negazionismo patriarcale volto a sradicare i termini dal loro contesto sociale.
Riconoscere la specificità del femminicidio non costituisce un privilegio giuridico, ma una necessità drammatica per leggere correttamente la realtà, evitando di nascondere la matrice profonda che porta all’uccisione di una donna in quanto tale.
A differenza di altri reati efferati, il femminicidio è l’atto finale di un’escalation di controllo e possesso in cui la vittima è considerata un oggetto a disposizione dell’assassino. Liquidare questa violenza come un crimine qualunque significa ignorare un movente strutturale e rischiare un ritorno a mentalità arcaiche, offendendo la memoria delle vittime e disarmando culturalmente la società nella sua difesa della civiltà e della parità di genere.