Pupi Avati sulle "marce" al Festival di Venezia: "Se ne fregano"
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Pupi Avati sulle “marce” al Festival di Venezia: la verità scomoda

Pupi Avati in un primo piano

Pupi Avati esprime scetticismo sull’efficacia delle manifestazioni pro-Palestina durante il Festival di Venezia.

Dopo la polemica che ha visto protagonista Carlo Verdone, un altro regista italiano Pupi Avati interviene sulle manifestazioni pro-Palestina che si stanno svolgendo al Festival del Cinema di Venezia. In un’intervista al Corriere della Sera, come riportato da Open, prende posizione esprimendo profondo scetticismo.

Friuli Venezia Giulia - Canal Grande

Pupi Avati contro le manifestazioni pro-Palestina al Festival di Venezia

Pupi Avati non usa mezzi termini nel commentare la marcia pro-Pal tenutasi al Lido di Venezia. “Ma davvero pensiamo che una marcia a Venezia durante la Mostra del Cinema possa cambiare le cose?” afferma con tono critico. Il regista, pur riconoscendo la gravità del conflitto in corso, si dichiara “disincantato sulla possibilità che possa portare un qualsivoglia cambiamento“.

Alla soglia dei suoi 87 anni, il noto regista italiano condivide il suo punto di vista: “Sono sempre stato un cane sciolto. Per partecipare a manifestazioni collettive bisogna essere persone che hanno una visione delle cose più omologata. Io, in ogni circostanza, ho sempre cercato di avanzare una mia visione, poi non ce l’ho fatta e sono sempre rimasto alternativo, tutta la vita, politicamente e cinematograficamente.”

“Netanyahu se ne frega. A perderci è il cinema”

Nonostante riconosca “l’orrore” della situazione a Gaza, Pupi Avati resta fermo nel suo giudizio: “Non credo proprio che Netanyahu soprassieda rispetto a ciò che sta facendo perché c’è un corteo durante un Festival cinematografico“.

Il regista si spinge anche oltre, criticando le iniziative che mirano a escludere alcune personalità dal contesto cinematografico. Il riferimento è chiaro: “Impedire a due attori (il riferimento è a Gal Gadot e Gerald Butler, ndr) di partecipare è un’operazione che non aiuta la costruzione di rapporti di pace“.

Il rischio, a suo dire, è che queste iniziative finiscano per penalizzare proprio il cinema. E nemmeno l’argomento del valore simbolico delle manifestazioni lo convince: “Ma noi davvero immaginiamo che Trump, Netanyahu o Putin tengano conto di una manifestazione alla Mostra del Cinema di Venezia? (…) Andrebbe fatto altro: queste persone andrebbero prese per il bavero e sbattute contro il muro delle loro responsabilità“.

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ultimo aggiornamento: 31 Agosto 2025 10:18

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