Putin coinvolto nell’attacco hacker contro Clinton – le prove e le smentite

Vladimir Putin avrebbe orchestrato le operazioni di hackeraggio per agevolare Donald Trump e minare la credibilità della Clinton.

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Come riporta NBC News, il presidente russo Vladimir Putin avrebbe in prima persona diretto le operazioni relative all’uso e alla diffusione di documenti hackerati. Tutto questo per favorire l’elezione del tycoon repubblicano Donald Trump e remare contro la credibilità della candidata democratica Hillary Clinton.

Il dossier parla chiaro

La Nbc News ha raccolto le proprie informazioni da fonti dei servizi segreti che hanno avuto accesso diretto al dossier: c’è quindi una incontrovertibile prova del rapporto tra Putin e chi ha hackerato il sistema della Clinton.

Il presidente russo aveva un “credito” verso la Clinton e covava vendetta; difatti, quando la Clinton ricopriva la carica di segretario di Stato, si era fatta promotrice di manifestazioni pubbliche contro Putin: stando alla ex first lady, i risultati delle legislative russe del 2011 sarebbero stati poco “puliti”. La vendetta di Putin è stata il classico piatto da consumarsi freddo. Appena ne ha avuto l’occasione, il presidente russo ha orchestrato in prima persona le operazioni di hackeraggio contro la candidata alla presidenza degli Stati Uniti.

Con il passare del tempo, però, la questione si sarebbe spostata: non solo la volontà di infangare la sua antica oppositrice, ma anche quella di scoperchiare la corruzione nella politica americana; mostrarne il lato nero, togliere alla leader degli Stati Uniti l’immagine di fulgore.

Donald Trump

Il neo-presidente americano, già quando circolavano le prime voci non confermate, aveva respinto le accuse, definendole ridicole.

“Non sanno se sia stata la Russia o la Cina o qualcun altro. Potrebbe essere stato qualcuno da qualche parte nel suo letto. Non ne hanno idea”.

A riaccendere però le polemiche c’è stata l’elezione di Rex Tillerson, chairman del colosso petrolifero Exxon Mobile nonché stretto contatto del presidente Putin.

Le parole dell’autore (aggiornamento delle 12.45)

Il dossier, prodotto da NBC, sembra lasciare pochi dubbi ma, naturalmente, ha sollevato non poche perplessità. William M. Arkin, autore del dossier, che ha richiesto “tre mesi di lavoro” sta naturalmente difendendo il suo operato dai detrattori, pubblicando altre fonti che confermano la sua tesi, per esempio l’approfondimento di The Intercept, che colleziona le prove più tecniche dell’attacco orchestrato dal leader russo.

L’attacco hacker contro la Clinton: le prove tecniche e le smentite

Il lavoro di approfondimento fatto dal sito presenta, in modo molto oggettivo, sia le prove a favore della tesi cospirazionista, sia gli elementi a sfavore. Il particolare scopriamo che le prove del coinvolgimento russo arrivano sia da aziende specializzate i cybersicurezza, come CrowdstrikeFireEye, sia da ricercatori autonomi, e si basano su alcuni indizi. In particolare, le tecniche usate contro Hilary Clinton, il suo staff e il suo partito sarebbero le stesse, o comunque molto simili, a utilizzate in altri attacchi di Cyberterrorismo. Queste tecniche sono le preferite di alcuni gruppi di hacker che gli esperti pensano essere unità di intelligence russe.

Tuttavia, molte di queste tecniche sono comuni anche a molti altri gruppi sparsi per il mondo, e non è stato possibile, per ora, trovare una vera “firma” all’interno degli attacchi. Molti indizi insomma, ma nessuno abbastanza forte da costituire una prova.

Putin avrebbe “benedetto” l’attacco contro la Clinton, secondo la CBS

La corsa alla notizia da parte dei network televisivi americani non si è fatta attendere. Poco tempo dopo lo speciale della NBC, un altro colosso dell’informazione americano confermava nel suo notiziario (visibile su Twitter) dicendo che fonti investigative americane confermano: gli attacchi non ci sarebbero stati senza la “benedizione” di  Vladimir Putin.