Il generale Vincenzo Camporini ha dichiarato quali sono le vere mire espansionistiche di Vladimir Putin, in questo momento.

Le forze russe si stanno ritirando da Chernihiv e Kiev per concentrarsi sulle parti orientali dell’Ucraina. Nella marcia ad est delle truppe di Putin, dopo aver subito tantissime perdite, i russi sono stati accusati di crimini di guerra. Parliamo di eventi tragici, come il massacro di civili di Bucha. Quali sono però le strategie degli uomini del Cremlino? E come finirà il conflitto? Queste le considerazioni del generale Vincenzo Camporini, ex presidente del Centro Alti Studi della Difesa, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare e della Difesa ed ex vicepresidente dello IAI (Istituto Affari Internazionali).

Vladimir Putin
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Le parole del generale Camporini

“Il bilancio di questi primi 41 giorni non può che prendere atto che l’efficienza delle forze armate russe è ben al di sotto di quello che ci aspettavamo noi e probabilmente anche lo stesso Putin. Di conseguenza gli obiettivi della sua ‘operazione militare speciale’ sono stati fortemente ridimensionati”. Quali sono, dunque, le mire attuali di Putin? “Adesso anche il Cremlino afferma che lo sforzo principale è concentrato sul Donbass e su Mariupol, il che dal punto di vista tattico è anche abbastanza ragionevole. Mosca vuole creare una fascia di continuità lungo la costa del Mar D’Azov e imporre la sua sovranità negli oblast di Donetsk e Luhansk, dove esistono popolazioni fortemente divise e dal 2014 protagoniste di una guerra civile”.

In merito alla tragedia di Bucha, Camporini ha dichiarato quanto segue. “Se questo di Bucha sia stato un incidente di percorso o se risponda a una deliberata tattica per terrorizzare il nemico non lo sappiamo ancora”. Ma ci possiamo aspettare una ripercussione nei confronti di Putin per i suoi crimini? “Si tratta di immagini che non vorremmo mai vedere e che la comunità occidentale cerca di esorcizzare con il rispetto delle norme delle Convenzioni di Ginevra; esse proteggono in primo luogo le persone che non partecipano o non partecipano più a un conflitto armato. Il rispetto di tali convenzioni però evidentemente non è nel ‘dna’ delle truppe russe”.

In merito alla guerra, parecchi analisti ritengono che debbano essere fatte delle concessioni al presidente russo, in modo che si possa porre fine alle ostilità. Il discorso è molto complesso e delicato dal punto di vista politico, perché ci ripugna l’idea che un aggressore possa ottenere qualcosa con l’uso della forza. Dal punto di vista pragmatico, tuttavia, occorre verificare se sia possibile rinunciare a qualcosa per il mantenimento del bene fondamentale, che è la pace. Una decisione del genere può però essere presa solo dagli ucraini: quando sento commentatori e politici italiani che pontificano al riguardo mi domando cosa farebbero loro nei panni di un qualsiasi cittadino ucraino”.

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ultimo aggiornamento: 05-04-2022


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