Qualcomm: app per formarsi, innovazione e pmi con L2PRO

Lo spirito di L2PRO è quello di avvicinare quelli che sono gli uffici delegati a supportare la protezione della proprietà intellettuale

Si chiama L2PRO, un’applicazione mobile dal carattere molto particolare nata dalla collaborazione tra Qualcomm, Ufficio italiano brevetti, Fondazione Politecnico di Milano e Fondazione Ugo Bordoni. Si tratta di una piattaforma fatta su misura per le piccole e medie imprese, per aiutarle a conoscere meglio attraverso quali strumenti portare le proprie idee e innovazioni sul mercato anche attraverso la formazione in mobilità sul tema dei brevetti e della proprietà industriale.

Dopo essere stata sviluppata con successo in Germania e nel Regno unito, L2PRO, acronimo per “Learn to protect”, si presenta in una seconda versione che vede il coinvolgimento di altre 15 aziende dopo le 25 della prima fase.

A spiegare le ragioni di L2PRO, è Eugenio Gatti, direttore generale della Fondazione politecnico di Milano: “Lo spirito di L2PRO è quello di avvicinare quelli che sono gli uffici delegati a supportare la protezione della proprietà intellettuale con i centri di ricerca e tutte le fonti di conoscenza con la proprietà intellettuale. Per cui la tecnologia mobile e su piattaforma web è motivata dal fatto che molto spesso i piccoli imprenditori e chi lavora nelle start up non ha il tempo o la possibilità di potersi formare per questione di gestione del proprio tempo e della propria giornata. Partendo dal presupposto che l’Italia ha un tessuto imprenditoriale formato per il 94% di pmi questo porta a collaborazioni come quelle del Politecnico, di grandi aziende come Qualcomm, dell’Ufficio italiano brevetti e marchi e di Fondazione Ugo Bordoni e ad aver strutturato uno strumento che sia fruibile da casa, dall’impresa, a tutte le ore del giorno da parte degli imprenditori, per potersi formare, per poter ricevere concetti legati alla proprietà intellettuale e ai brevetti non andando nelle università, negli uffici all’interno della propria giornata lavorativa”.

Per il presidente della Fondazione Ugo Bordoni, Alessandro Luciano, le ragioni della partecipazione a questo progetto stanno nel passaggio da un modello di proprietà intellettuale a uno di proprietà industriale: “Il nostro interesse – spiega – tant’è che abbiamo partecipato come partner del progetto, mira a un’evoluzione di questo modello che da proprietà intellettuale è diventata proprietà industriale, quindi non si può parlare più di realtà di natura fisica bensì di ormai una realtà digitale”.

Fonte: www.askanews.it