Qualità e diligenza per il Milan: Massimo Oddo, il terzino destro di Atene

Una carriera vissuta in giro per l’Italia e due successi storici: il Mondiale del 2006 e la Champions League del 2007.

Massimo Oddo Milan – Ci sono giocatori che rimangono legati a una squadra per tutta una carriera. Altri che, per un motivo o per un altro, sono costretti a girovagare, alla ricerca di stabilità e motivazioni, legandosi così a più posti. Massimo Oddo rientra certo nella seconda categoria. Cresciuto nelle giovanili del Milan, milità in rossonero per diversi anni, senza mai divenirne una bandiera. Tuttavia, per l’impegno profuso e per la grande qualità, è rimasto come un giocatore simbolo della seconda parte del percorso di Ancelotti al Milan. Ripercorriamo insieme la carriera del terzino destro dal piede fatato.

Massimo Oddo Milan

Pescarese di origine siciliana, Oddo nacque già in un ambiente di sportivi, essendo stato il padre un ex calciatore e allenatore e il nonno un saltatore triplo. Terzino dotato di un ottimo piede, anche se non di una corsa straordinaria, riuscì a segnare in carriera 24 rigori su 27 calciati, oltre che diverse punizioni. Dopo gli inizi tra Renato Curi, Fiorenzuola e Napoli (con cui vinse il campionato di Serie B 1999-2000), nell’estate del 2000 Oddo passò al Verona, squadra con cui esordì in Serie A.

Lazio. Con la retrocessione degli scaligeri nel 2002, Oddo venne acquistato dalla Lazio. In biancoceleste rimase per ben 4 stagioni e mezzo, disputando 172 partite con 17 gol all’attivo, e esordendo nelle massime competizioni europee (Coppa Uefa e Champions League). La massima conquista con la squadra capitolina fu la Coppa Italia del 2003-2004.

Milan e Bayern. Dopo il Mondiale trionfale di Germania 2006, Oddo venne riacqustitato dal Milan nella parentesi invernale del calciomercato per 7 milioni e 750mila euro più il cartellino del fantasista Pasquale Foggia. Fu protagonista in rossonero di sei mesi di ottimo livello, culminati con il trionfo di Atene in Champions League. Nell’occasione Ancelotti affidò a lui la corsia di destra dal primo minuto. Nell’agosto 2008 si trasferì quindi in prestito al Bayern Monaco di Luca Toni, con cui collezionò 26 presenze, senza convincere però la dirigenza a riscattarlo. Quindi tornò al Milan fino all’estate del 2011. In rossonero vincerà ancora uno scudetto, una Supercoppa italiana e si toglierà la soddisfazione di indossare la fascia di capitano (la prima volta il 26 gennaio 2011).

Lecce e carriera da allenatore. L’anno successivo vestì la maglia del Lecce, in Serie A, andando a segno una sola volta in campionato, su rigore, proprio contro il Milan. Quindi, nell’estate del 2012, diede l’addio al calcio giocato. Dopo aver intrapreso la carriera da allenatore, ha finora collezionato una sola panchina di una certa rilevanza: quella del Pescara, sua città natale. Con i biancocelesti. Subentrò a Baroni il 16 maggio del 2015, giusto in tempo per disputare i playoff di B, senza fortuna. L’anno successivo, però, il suo Pescara fu tra le squadre dominanti della cadetteria, con un record eguagliato di sette vittorie consecutive, come sotto la prima guida di Zeman. La promozione in Serie A arrivò però solo tramite i playoff, con il successo finale contro il Trapani. Nella scorsa stagione però, la squadra di Oddo è stata tra le principali delusioni del campionato. Non a caso il presidente Sebastiani fu costretto a sollevare il tecnico dal proprio incarico il 14 febbraio, con la squadra ultima in classifica a zero vittorie. Sulla panchina biancoceleste tornò Zeman, che non riuscì a evitare una retrocessione già scritta. Il resto è cronaca.

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ultimo aggiornamento: 30-08-2017

Mauro Abbate

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