Racket delle pompe funebri a Bologna, patteggiamento per 18 indagati

Racket delle pompe funebri a Bologna, patteggiamento per 18 indagati

18 dei 74 indagati sull’inchiesta del racket delle pompe funebri a Bologna hanno chiesto il patteggiamenti, inclusi i due principali colpevoli.

BOLOGNA – 18 dei 74 indagati nell’inchiesta “Mondo sepolto” sul racket delle pompe funebri a Bologna chiedono il patteggiamento.

L’inchiesta, all’inizio del 2019, ha portato alla luce un vero e proprio sistema criminale che gestiva le camere mortuarie negli ospedali Maggiore e Sant’Orsola di Bologna, con a capo due indagati specifici.

Il patteggiamento nel caso dell’inchiesta Mondo Sepolto

I due principali indagati gestivano, rispettivamente, le imprese di pompe funebri assegnate all’Ospedale Maggiore e la camera mortuaria dell’Ospedale Sant’Orsola. Il primo ha chiesto il patteggiamento per quattro anni di carcere, mentre il secondo per tre anni e sei mesi.

Carabinieri
Carabinieri

Gli indagati dell’inchiesta sono in totale 74, tra persone fisiche e società, e sono stati accusati di reati effettuati in 226 diversi episodi. I reati ascritti ai 74 indagati vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione di pubblico ufficiale, passando riciclaggio, rivelazione di segreti d’ufficio e dichiarazioni fraudolente.

Il pm Augusto Borghini ha notificato la fine delle indagini e accettato le richeiste di patteggiamento per i 18 indagati. Tuttavia, la discussione per quanto riguarda i patteggiamenti si terrà il 16 luglio 2019, con il gip Alberto Ziroldi.

Il racket delle pompe funebri a Bologna

Dall’inchiesta “Mondo Sepolto”, partita da un esposto nel novembre 2017, è uscita fuori un’associazioni a delinquere il cui scopo erano la corruzione e il riciclaggio di denaro.

La piramide di potere era semplice: i due capi al vertice, le agenzie funebri al centro e, alla base, gli infermieri corrotti. Il tutto per assegnare corpi a determinate agenzie funebri così da far circolare denaro a vantaggio di determinati soggetti.

Gli infermieri, e anche i dipendenti delle Ausl, venivano pagati tra i 200 € e i 350 € per garantire il “lavoro” alle pompe funebri che facevano parte del loro sistema, escludendo tutti gli altri. Oltre che trattando i corpi dei defunti come merci di scambio.

ultimo aggiornamento: 28-06-2019

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