Coronavirus in Lombardia, in terapia intensiva solo un anziano su cinque

Coronavirus in Lombardia, in terapia intensiva solo un anziano su cinque

Il rapporto sul coronavirus in Lombardia conferma un momento complicato da marzo ad aprile 2020. Ecco i dettagli.

ROMA – Il rapporto sul coronavirus in Lombardia è stato preparato dai diversi ospedali di riferimento della Regione e riportato dal Corriere della Sera. Nel report è precisato che dal 14 marzo al 25 aprile 2020 i medici erano molto impegnati tanto da dover fare i conti con oltre 13mila anziani ricoverati e di questi circa uno su cinque che si trovava in terapia intensiva.

Numeri che sembrano confermare le difficoltà avute soprattutto nella prima parte della pandemia. Difficilmente, anche grazie ai vaccini, avremo queste cifre, ma il report che sarà pubblicato nelle prossime settimane servirà per non far dimenticare quanto successo.

Il report

Nel report, citato dal quotidiano italiano, è precisato che “siccome nella medicina di guerra l’età non è solo l’indicatore, durante la prima fase della pandemia i pazienti con altre malattie hanno avuto un calo molto più alto rispetto agli altri di essere ammessi in terapia intensiva“.

Numeri, come detto, che hanno confermato una situazione davvero complicata nei primi mesi dell’emergenza coronavirus. Un quadro complessivo che difficilmente si vedrà nei prossimi mesi con i vaccini decisivi a cambiare completamente il quadro complessivo.

Terapia intensiva coronavirus

La situazione in Lombardia

La situazione attuale in Lombardia è sicuramente diversa da quella del report che sarà pubblicato nei prossimi giorni. I vaccini hanno permesso alla regione di affrontare con maggiore tranquillità questa seconda fase dell’emergenza e, al momento, non sembrano esserci particolari rischi di un passo indietro.

L’attenzione naturalmente resta molto alta anche per evitare un ritorno al passato. Ma, come detto anche da diversi esperti, i numeri registrati in questi ultimi mesi di somministrazioni dovrebbero consentire agli ospedali di non avere più una pressione tale da dover scegliere chi ricoverare e chi lasciare fuori dall’ospedale.

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