Secondo quanto riportato da Repubblica la Lega avrebbe inserito un emendamento nel ddl anticorruzione per salvare alcuni suoi esponenti dal reato di peculato.

ROMA – Approvato il decreto Genova, per il governo nei prossimi giorni c’è da superare l’ostacolo del disegno di legge anticorruzione. Il testo è arrivato alla Camera anche se nelle ultime ore è nata una polemica per quanto riguarda il reato di peculato. Secondo quanto scrive il sito di Repubblica, la Lega avrebbe inserito un emendamento per cercare di salvare alcuni dei suoi deputati e azzerare i processi che sono in corso.

Una scelta che non è condivisa dai pentastellati. Le fonti del Ministero della Giustizia hanno parlato di un semplice emendamento che non dovrebbe essere approvato in Commissione. L’attenzione resta comunque molto alta con il Carroccio che farà di tutto per cercare di far entrare questa proposta nell’interno disegno di legge.

Alfonso Bonafede
Alfredo Bonafede (fonte foto https://www.facebook.com/Alfonso.Bonafede.M5S/)

Ddl anticorruzione, FI lascia i lavori delle commissioni

Il ddl anticorruzione continua a procedere molto piano in Commissione. Secondo quanto riportato dai media italiani, Forza Italia avrebbe abbandonato i lavori per confermare la sua contrarietà alla riforma sulla prescrizione. Il testo ha creato diversi problemi nella maggioranza anche se alla fine è prevalsa la linea del ministro Bonafede.

Il partito di Silvio Berlusconi ha deciso di lasciare la discussione in segno di protesta. Al momento i lavori proseguono anche se in maniera rallentata rispetto alle previsioni della vigilia. La maggioranza è sicura di arrivare all’approvazione anche di questo decreto che loro hanno chiamato ‘spazzacorrotti’. I prossimi giorni saranno decisivi in questo senso con il governo che sarà chiamato ad un’altra prove del nove.

Ddl anticorruzione, problemi anche sui fondi ai partiti

Non solo sul peculato, la divisione all’interno della maggioranza è anche sui fondi dei partiti. Il M5s aveva inserito due emendamenti che facevano salire da 500 a 2000 euro l’obbligo di rendere pubblici i nomi dei donati ma in questo momento si sta discutendo di ritornare alla prima cifra. Tutto questo rallenta un po’ i lavori in commissione con il Partito Democratico che ha lasciato i lavori.

fonte foto copertina https://www.facebook.com/pg/Cameradeideputati/


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