Reddito di cittadinanza: ecco per chi sarà eliminato

Reddito di cittadinanza: ecco per chi sarà eliminato

Il governo Meloni annuncia una modifica inerente il reddito di cittadinanza. Ecco per chi sono previste delle modifiche.

Il viceministro al lavoro, Claudio Durigon, assicura che il reddito di cittadinanza non verrà eliminato ma verrà mantenuto solo per i soggetti che non sono nella condizione di lavorare. Secondo Giuseppe Conte il taglio del sussidio potrebbe provocare ulteriori problemi, mentre il presidente dell’Inps Pasquale Tridico apre a una revisione della misura ritenendosi d’accordo.

Reddito di Cittadinanza

Mentre si parla di 30 miliardi per far fronte alla crisi energetica su imprese e famiglie, il governo Meloni annuncia che alcuni di quei bonus definiti “inutili” verranno modificati, talvolta eliminati. Tra le agevolazioni attuali del sistema italiano, il reddito di cittadinanza non verrà eliminato, ma verrà erogato solo per quei soggetti realmente in dificoltà.

Chi continuerà a riceverlo?

Sono tre quarti dei 660mila beneficiari che non ha avuto un contratto di lavoro subordinato o para-subordinato negli ultimi 3 anni, coloro che possono in realtà lavorare. E sempre a loro probabilmente verrà rifiutato il rinnovo del reddito. D’altra parte, invece, pensionati in difficoltà, invalidi, chi non ha reddito e chi ha figli minori di cui farsi carico, avranno ancora la possibilità di ricevere l’agevolazione dallo Stato.

Il viceministro al lavoro, Claudio Durigon, ha detto: “Il reddito di cittadinanza non finirà il 31 dicembre di quest’anno, ma qualcosa si può progettare fin da subito. A breve si apriranno dunque discussioni con il ministro di riferimento, Marina Calderone, e anche con la coalizione. Credo che ci sia un’unione di intenti”.

Cosa prevede la modifica del reddito

“Se non si accetta, a casa già la prima volta”, spiega Durigon. Quindi un modo di approcciare ben diverso da quello utilizzato fino ad ora, il quale aveva permesso a migliaia di persone a continuare ad usufruire del reddito anche dopo il terzo richiamo di lavoro. D’ora in poi, basterà un solo rifiuto di lavoro per cancellarlo. Per far decollare il sistema, per il governo Meloni è necessario innanzitutto potenziare i centri per l’impiego e lavorare per fare incontrare domanda e offerta.

Quello che prevede il nuovo governo è un taglio progressivo del sostegno economico. Quindi, dopo i primi 18 mesi di reddito si potrà “andare avanti al massimo per altri due anni e mezzo, ma con un décalage”. Dopo questo periodo senza lavoro verrà sospeso e il sussidio e il percettore sarà inserito in un percorso di politiche attive del lavoro (corsi di formazione adatti al suo profilo e alle richieste delle aziende). Il percorso potrebbe a quel punto essere retribuito con i soldi del fondo sociale europeo.

Dopo altri 6 mesi senza lavoro, il soggetto potrà richiedere nuovamente il sussidio, ma con un taglio del 25% dell’assegno e una durata ridotta di 12 mesi, durante i quali dovrebbe continuare a fare formazione. In caso di fallimento anche di questo percorso, tornerà la sospensione di sei mesi del sussidio, che potrà essere di nuovo richiesto, ma stavolta “solo per 6 mesi con un importo decurtato di un altro 25%”.

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