Il caso di Liliana Resinovich si arricchisce di nuovi dettagli: l’orologio rosa rotto e le parole di Claudio Sterpin.
Il caso di Liliana Resinovich, scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, resta uno dei misteri più controversi degli ultimi anni. Sin dall’inizio, le circostanze della sua morte hanno sollevato numerosi dubbi e l’interesse mediatico non si è mai placato.

Il giallo dell’orologio rosa
Uno degli elementi che più ha colpito l’opinione pubblica è stato il ritrovamento di un orologio rosa in silicone al polso di Liliana, con il vetrino scheggiato e fermo alle 9:17. Secondo il medico legale Vittorio Fineschi, “il vetro potrebbe essersi rotto durante una colluttazione”, lasciando intendere la possibilità di una morte violenta. Inoltre, come riportato nelle perizie, “il volto presentava ecchimosi bilaterali, non compatibili con una semplice caduta”.
Le parole di Claudio Sterpin e il mistero della Wind
Ma è durante le puntate di Quarto Grado che emergono elementi ancora più controversi, grazie all’intervento di Claudio Sterpin, descritto come l’amico speciale di Liliana. La titolare di un negozio Wind a Trieste ha dichiarato in TV che la coppia si sarebbe presentata insieme nel suo store pochi giorni prima della scomparsa per attivare una SIM a nome di Sterpin. Ma l’uomo ha replicato con fermezza:
“Mai sentito parlare della Wind – dice – se non quella maledetta mattina da parte di Liliana che mi aveva detto che doveva andare alla Wind di via Battisti”.
E ancora: “Non ci sono mai entrato, quello che dice questa signora sono spudoratezze di cui questa signora risponderà in tribunale. Lei ricorderà quello che vuole o che gli han detto di ricordare, io sono convintissimo di non aver mai messo piede nel negozio della Wind prima del 14 dicembre”.
Quando il conduttore ipotizza una ipotesi, Sterpin rincara: “E’ una invenzione della signora. Sono entrato in maniera normale, educata, come si deve. Ho chiesto semplicemente ad una commessa più piccola e mora che mi è venuta incontro. Questa moretta non esiste? Sarebbe il caso che la facciano esistere, potrebbe saltar fuori”.
Infine, la dichiarazione più pesante: “Io non voglio condannare Sebastiano, a noi interessa la verità. Da come lui si è comportato subito dopo la scomparsa lui probabilmente sapeva qualcosa, non ho mai detto sia stato l’assassino di Liliana Resinovich, mai. Lui sa cosa è successo perché il cordino che le è stato trovato addosso viene da casa sua…” Il tutto come riportato da ilsussidiario.net
Un’accusa velata, che rilancia una sola domanda: cosa è accaduto davvero a Liliana Resinovich?
Qui il video completo da QuartoGrado.