Tesla Inc., richiamati oltre 100.000 esemplari della Model S

L’azienda di Elon Musk ha disposto il richiamo volontario di circa 123mila Model S per via dell’eccessivo consumo dei bulloni del servosterzo.

La Tesla Inc. sta richiamando tutte le auto Model S costruite prima dell’aprile 2016 per aggiornare un componente del servosterzo mentre in Borsa il titolo precipita con la peggior prestazione mensile fatta registrare dal dicembre 2010.

Tesla richiama circa 123.000 vetture

Il problema, che stando a quanto riferisce l’azienda non ha provocato infortuni o incidenti, riguarda soltanto l’ammiraglia della gamma auto Tesla, la Model S sedan di cui è stato disposto il richiamo di circa 123.000 esemplari in tutto il mondo. Non risultano coinvolti, pertanto, né il SUV Tesla Model X né la Tesla Model 3.

Si tratta comunque di un richiamo volontario, messo in atto dalla Tesla stessa a seguito del rilevamento di un’eccessiva corrosione dei bulloni dell’unità del servosterzo, benché limitatamente agli ambienti con clima particolarmente rigido. Nella mail informativa che la Tesla ha inviato ai propri clienti, l’azienda ribadisce come intenda sostituire i bulloni del servosterzo in tutte le condizioni climatiche così da far sì che le vetture, in futuro, vengano utilizzate in zone dal clima altamente corrosivo.

Per quanto concerne l’intervento sul servosterzo, la Tesla fa sapere che in media richiede circa un’ora e che nel frattempo i proprietari della Tesla Model S possono tranquillamente continuare a guidare la propria auto fin quando non riceveranno una comunicazione da parte dell’azienda appena i componenti saranno disponibili.

Richiamo Tesla Model S
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Un marzo complicato per la Tesla

Come già accennato, marzo 2018 è stato un mese particolarmente negativo per il rendimento azionario della Tesla. Durante tutto il mese, le azioni sono crollate del 22% alla Borsa di New York. Giovedì 29 marzo le azioni hanno chiuso a 266.13 dollari, in rialzo di oltre il 3%.

Come se non bastasse, a rendere ancor più difficile la situazione del produttore di auto elettriche ci si mettono anche i dubbi sulle possibilità produttive dell’azienda. Sempre a marzo, infatti, gli analisti e gli azionisti hanno messo in discussione l’effettiva capacità di produzione della Tesla Model S sedan. Le limitazioni imposte alla catena di produzione ed agli impianti di assemblaggio non hanno certamente aiutato. Inoltre, martedì 27 marzo, la Moody’s Investors ha ulteriormente declassato il rating di credito della Tesla.

Il costruttore di Palo Alto continua quindi a navigare in acque tutt’altro che tranquille, dopo essersi lasciato alle spalle un 2017 disastroso dal punto di vista finanziario registrando un passivo di circa 2 miliardi di dollari, dovuto principalmente ai tempi di produzione della Model 3.

Non a caso, il 29 marzo, i capi dell’ingegneria e della produzione hanno spronato i propri operai a smentire gli scettici ottimizzando il rendimento della produzione e fissando l’obiettivo di sfornare 300 esemplari al giorno. Il capo ingegnere Doug Field, in particolare, ha scritto in una email del 23 marzo: “È un insulto, facciamoli pentire di aver scommesso contro di noi“.

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ultimo aggiornamento: 30-03-2018

Redazione Napoli

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