Formula 1 sotto inchiesta: l’accusa è riciclaggio e frode fiscale

Riciclaggio Formula 1 indagine aperta nel 2012, relativamente all’impianto di Monza, coinvolge adesso 24 procure a livello internazionale per un flusso di fondi neri da 80 milioni.

Formula 1 sotto inchiesta, i capi d’accusa sono riciclaggio di denaro sporco e frode ai danni del Fisco. Lo riferisce il giornale ‘Repubblica‘, a pochi giorni dal GP di Spagna. Secondo il quotidiano, al momento, 24 procure internazionali stanno portando avanti le indagini aperte nel 2012 (dalla procura della Repubblica di Monza) in ciascuno dei paesi che ospita un Gran Premio del Circus.

Gli arresti di dicembre e il ‘sistema’ di riciclaggio Formula 1

La notizia, in verità, non è del tutto nuova. Il 20 dicembre 2017 si erano registrate le prime avvisaglie con l’arresto di cinque imprenditori (tre italiani e due svizzeri). Allo stato attuale, sono ben 82 i soggetti iscritti nel registro degli indagati.

L’indagine sul riciclaggio in F1 è stata aperta nel 2012 dalla Procura della Repubblica di Monza e coordinata dall’allora procuratore Walter Mapelli. L’attenzione degli inquirenti si concentrò originariamente sul circuito di Monza; infatti, come riportato da una fonte vicina a Repubblica, l’indagine mise a nudo uno schema di riciclaggio attuato a livello nazionale, per scoprire in un secondo momento che veniva replicato anche a livello internazionale in ciascuno dei paesi che ospitano un gran premio del Circus.

L’inchiesta sul riciclaggio Formula 1 si è poi ramificata in tre diversi tronconi: il primo – originario – che mise nel mirino la SIAS, la società che ha in gestione l’autodromo di Monza; il secondo, relativo al sistema di riciclaggio di denaro mediante fondi neri all’estero, ‘coperti’ da una rete di circa cento società fittizie e il terzo, che esplora la possibilità che il sistema venga riproposto anche all’estero. Le due società cardine del sistema sarebbero le inglesi Ara e Ad Evolution, che avrebbero sfruttato società offshore.

Riciclaggio Formula 1
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Anche Massa e Bianchi coinvolti

Il flusso di denaro coinvolto nel ‘sistema’ viene stimato in circa 80 milioni di euro, occultati mediante sponsorizzazioni ‘gonfiate’ in maniera a dir poco sospetta. Tra i nomi di maggiore risonanza spiccano quelli dei piloti Felipe Massa e Jules Bianchi (scomparso nel 2015). Nicolas Todt, manager di entrambi, è stato interrogato dagli inquirenti in veste di testimone.

Ad attirare in maniera particolare l’attenzione delle autorità è stato un contratto di sponsorizzazione riguardante proprio il pilota francese. Una nota marca italiana di moda era riuscita a far figurare il proprio logo sul casco di Bianchi, all’epoca in forza alla Marussia, per la cifra di un milione e 250.000 euro, attraverso una triangolazione di contratti che passava attraverso diverse società fantoccio con sede in Inghilterra. Nicolas Todt, figlio del presidente della FIA, Jean, ha ammesso: “Un prezzo davvero spropositato: Bianchi era un pilota giovane e la sua scuderia era la più piccola di tutte. Per quel che ne so, con la stessa cifra, un brand riesce a piazzare il proprio logo sul musetto della vettura mentre l’adesivo sul casco poteva valere al massimo diecimila euro“.

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/somethingness/6196236858

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ultimo aggiornamento: 09-05-2018

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