A fronte della crisi energetica rischia di slittare la data di accensione dei riscaldamenti.

Il ministro della transizione ecologica Cingolani ha annunciato la stretta sui riscaldamenti per fronteggiare l’emergenza del gas. In base al clima medio sono state individuate sei zone climatiche dalla A alla F. Il piano di Cingolani prevede ridurre di qualche grado i riscaldamenti e accorciare la durata di accensione dei termosifoni.

Secondo quanto previsto dalla bozza, tra le varie misure per ridurre i consumi energetici i termosifoni si accenderanno per un’ora o due ore in meno al giorno con la temperatura inferiore di uno o due gradi a partire da ottobre. I riscaldamenti passeranno da 20 a 19 o 18 gradi. Questo piano di risparmio fa parte di un piano più ampio del governo per contrastare il caro bollette. Ma arriva una nuova proposta dall’associazione Assopetroli-Assoenergia, che rappresenta le imprese attive nel settore dei prodotti e dei servizi energetici.

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La proposta di ridurre ancora di più il riscaldamento

L’associazione in una lettera al ministro Cingolani ha chiesto di ritardare l’accensione dei termosifoni di 15 giorni e anticipare la fine della stagione termica di altre due settimane. Questo “consentirebbe una riduzione del 10% dei consumi annui delle famiglie (circa 1,5 milioni di metri cubi di gas), alla quale si sommerebbero ulteriori risparmi conseguibili dalle pubbliche amministrazioni e dal terziario”.

Inoltre, questa riduzione andrebbe differenziata per zona climatica, con “la necessità di procedere con la massima urgenza al posticipo di 15 giorni dell’accensione degli impianti in fascia E (prevista oggi per il 15 ottobre), dalla quale dipenderebbero oltre il 70% dei possibili risparmi.” Nel frattempo i Comuni procedono autonomamente per trovare misure per l’inverno come quello di spegnere o ridurre l’illuminazione di monumenti, fontane ed edifici pubblici, in linea con quanto già avviene in alcuni paesi europei.

La divisione delle zone climatiche dalla F più fredda alla A

Per quanto riguarda le zone climatiche divise circa trent’anni fa prevede sei zone. La zona F, la più fredda, comprende le Alpi di Belluno e Trento. Qui al momento non ci sono limitazioni per il periodo e l’orario di accensione del riscaldamento. Nella zona E, i termosifoni si possono accendere dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno e comprende: Alessandria, Bergamo, Brescia, Bolzano, Milano, Padova, Torino, Bologna, L’Aquila, Parma, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Arezzo, Perugia e Potenza. Nella zona D, i riscaldamenti si accendono il primo novembre fino al 15 aprile per massimo 12 ore. In questa zona ci sono le province di: Avellino, Caltanissetta, Firenze, Genova, Livorno, Pisa, Roma, Siena e Vibo Valentia.

Nella zona C, invece, i termosifoni si accendono dal 15 novembre fino al 31 marzo per massimo 10 ore al giorno. In questa zona ci sono le città della fascia adriatica e le province di Bari, Cagliari, Cosenza, Napoli, Oristano, Salerno e Taranto. Periodo limitato per i riscaldamenti nella zona B dal 1° dicembre al 31 marzo per 8 ore al giorno, ne fanno parte le province di Agrigento, Catania, Palermo, Reggio Calabria, Siracusa e Trapani. Infine la zona A, ridotta solo alle isole di Linosa e Lampedusa e a Porto Empedocle dove il riscaldamento è consentito dal 1° dicembre al 15 marzo, per sei ore massimo al giorno.

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ultimo aggiornamento: 06-09-2022


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