Caso di Ustica, perché l’aereo precipitò?

Caso di Ustica, perché l’aereo precipitò?

Il caso di Ustica risale agli anni Ottanta: dopo 42 anni di indagini e diversi tentativi di depistaggi, “si possono spazzare via le falsità”.

Il fatto risale al 27 giugno del 1980: sono passati 42 anni dal caso di Ustica e ad oggi, tutti i misteri sono stati risolti. “Guarda, cos’è?”. Sono queste le parole pronunciate da uno dei due piloti di un Dc9 di una compagnia aerea, che oggi non esiste più, l’Itavia.

La vicenda

Il volo protagonista della vicenda era il numero IH870. Il decollo avene meno di un’ora prima da Bologna e diretto a Palermo. Poco dopo le parole pronunciate dal pilota, il velivolo è precipitato al largo dell’isola di Ustica, finendo in mare. All’interno del velivolo c’erano in tutto 81 persone, compresi i piloti.  

I depistaggi

A distanza di tre settimane dalla tragedia, sulla Sila, altopiano dell’appennino calabro, vennero ritrovati i resti di un aereo militare libico, un Mig 23. Il giorno seguente, alla redazione romana del Corriere della Sera arrivò una misteriosa telefonata. Si trattava di uno dei componenti dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar). 

La Nar era una delle principali organizzazioni neofasciste di quel tempo. Aveva dichiarato che sul volo, c’era uno dei loro plotoni che trasportava un ordigno esploso per sbaglio. Ma in seguito alle indagini, emerse che si trattò di una notizia falsa per depistare gli investigatori. 

Nel 2000 quattro generali dell’Aeronautica furono accusati di ”concorso in alto tradimento mediante attentato continuato contro gli organi costituzionali”. Ma successivamente tutti gli imputati furono assolti. Le indagini fino al 2008 non furono mai chiuse. 

La risoluzione del caso di Ustica

Ad oggi, “Si può definitivamente affermare che non vi sono carte segrete su Ustica, tutto è depositato secondo le direttive date, e si possono spazzare via tutte le falsità, gli evidenti depistaggi, le false piste con le quali si è voluto nascondere soprattutto agli occhi dell’opinione pubblica la verità imbastendo campagne di pura disinformazione”.  

L’affermazione del pilota “Guarda, cos’è?”, si riferiva ad un missile o un aereo da guerra. Il fatto però è stato ufficializzato soltanto in una sentenza civile. Con molta probabilità, non si potrà mai assistere a un processo penale. 

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