Roma, momento duro per le imprese: chiusi 4400 ristoranti e bar

Roma, momento duro per le imprese: chiusi 4400 ristoranti e bar

Le imprese stanno subendo gli effetti a lungo termine della crisi pandemica e le nuove problematiche della guerra. Specialmente a Roma.

Tra chiusure, riaperture, restrizioni e calo dei consumi da parte del pubblico, i ristoranti e i bar stanno attraversando un periodo durissimo. Ormai sono due anni che la crisi pandemica ha avuto un gravissimo impatto sulla ristorazione, e i numeri della capitale Roma sono esemplificativi del momento nero del settore della ristorazione. Più di 4.400 imprese del mondo della ristorazione sono state chiuse. Parliamo di 24.000 occupati che hanno perso il posto di lavoro.

Le restrizioni della pandemia hanno fatto sentire i propri effetti su mondo della ristorazione, ma con le attuali problematiche legate alla guerra in Ucraina la situazione è peggiorata significativamente. Il rialzo delle materie prime e dei prezzi dell’energia hanno comportato un’incertezza ancora più marcata per i ristoratori. Per il 73% degli imprenditori nel settore della ristorazione, c’è stato un calo verticale del volume degli affari, soprattutto per le limitazioni legate al Covid che hanno portato al calo dei consumi.

Circa il 90% dei titolari di un’impresa ha riscontrato un aumento delle bollette energetiche, fino al 50%. E il costo dei prodotti alimentari si è alzato del 25%. Il ricasco sui clienti, però, sembra essere contenuto. Questo il riscontro della Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi). Inoltre, più della metà dei ristoranti e dei bar prevede di non alzare ulteriormente i propri listini, al fine di non rischiare di perdere ulteriormente la propria clientela. Tale soluzione sembra logica, considerato che la maggior parte delle imprese ha già registrato una netta diminuzione di fatturato, a causa dei mancati coperti e delle mancate consumazioni al bar.

Roma

Il commento del presidente di Fipe

Il presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani, ha commentato la situazione. “La fotografia scattata attraverso il nostro rapporto si arricchisce di ulteriori elementi di stringente attualità. Il deflagrare del conflitto bellico in Ucraina sta infatti avendo e continuerà ad avere un impatto fortissimo sulle nostre attività, sia per gli effetti sulla dinamica dei prezzi delle materie prime energetiche e sull’approvvigionamento di specifiche materie prime alimentari. Quello che manca è una vera politica di settore che ne riconosca il valore per lo sviluppo del Paese. Su questo obiettivo concentreremo la nostra iniziativa e il nostro impegno”.