Romeo Ferraris: il mago dei motori

Romeo Ferraris, elaboratore e soprattutto costruttore di motori per auto da corsa e per imbarcazioni offshore. Ha iniziato nel 1959 e ha vinto sia con le auto sia con le barche.

“Motori che girano come orologi”: un detto che calza a pennello per le tante attività di Romeo Ferraris, tutte vincenti, nel settore dei motori e più recentemente in quello degli orologi. Abbiamo conosciuto il preparatore-costruttore nel lontano 1959, all’inizio della sua “strepitosa” (un aggettivo che rispecchia soltanto la verità) carriera, quando curava il motore Lancia Appia della Junior di Giancarlo Baghetti, con cui il più famoso pilota italiano degli Anni ‘60 riuscì a battere uno stuolo di Fiat Stanguellini.

Nel 1962, oltre a prendere dimestichezza con l’elaborazione delle BMW, Romeo Ferraris si diverte a dotare il sei cilindri in linea bialbero di una Jaguar XK 150 con una testata a doppia accensione, dopo averne elaborato il manovellismo, la distribuzione e l’alimentazione. Nel 1963 è la volta di un’Alfa Giulia TI ad essere dotata di doppia accensione, con notevole anticipo sull’uscita dell’Alfa Romeo GTA 1.6 con testata di serie a doppia accensione.

Non contento dei successi nei Campionati italiani Turismo ottenuti negli Anni ’60, soprattutto con le Fiat 500 e con le Fiat-Abarth 595 e 695, Romeo Ferraris (il nome e il cognome erano ormai diventati un marchio di fabbrica) realizza un 4 cilindri “Mille” con testata a 16 valvole e basamento derivato da quello della Fiat 128 da cui ottiene 165 CV a 13.200 giri. L’esordio avviene a Vallelunga, con la vittoria della gara e l’aggiudicazione, a fine stagione, del campionato italiano sport-prototipi.

Nel 1973 costruisce un 8 cilindri a V 2000 che raggiunge la strepitosa potenza di 340 CV a 13.800 giri. Montato su una Lola Sport vince con Giorgio Francia a Vallelunga e poi dà tante soddisfazioni a Carlo Facetti che la guida in gare in salita, mentre Arturo Merzario, con la stessa macchina, affronta brillantemente le ben più blasonate Porsche. Una parentesi che ha dato molte soddisfazioni a Romeo Ferraris è quella degli Anni ‘70 con le BMW 2002 berline a tre porte da cui ottiene, per uso stradale, potenze di 160 e 172 CV, mentre con le BMW 2002 TI offre ai clienti due “step”: 190 e 202 CV, sempre per impiego stradale; per le corse viene invece approntata una 2002 TI da 210 CV alimentata da una batteria di 4 carburatori doppio verticali, quelli, per intenderci, utilizzati sulla Dino 246 e sulla Lancia Stratos..

Verso la metà degli Anni ‘70, Romeo Ferraris viene coinvolto nella motonautica agonistica, inizialmente elaborando e revisionando i motori marini V8 Mercruiser, successivamente elaborando i V12 Lamborghini destinati alle imbarcazioni offshore. E ancora, alla fine, costruendo nei propri complessi industriali di Opera, dotati dei più avanzati macchinari utensili, il 6 cilindri in linea turbodiesel Seatek con cui ottiene 35 campionati mondiali offshore e le prestigiose vittorie nelle gare di velocità su lunghe distanze Miami-Nassau e Miami-New York.

Il turbodiesel Seatek ha debuttato con la cilindrata di 8.100 cc, successivamente portata a 9.500 cc e infine a 10.200 cc, ottenendo al culmine dello sviluppo tecnico di questo motore la strepitosa potenza di 1.200 CV.

In questi anni che vorremmo definire “eroici”, la più grande soddisfazione di Romeo Ferraris gli viene dal figlio Mario, divenuto esperto tecnico alla scuola del padre e con in più brillanti doti di pilota: basti pensare alla sua vittoria, in coppia con Baronio (Aldo Cerruti), nel Campionato Gran Turismo 2009 con la Ferrari F430 in configurazione GT Cup. Sempre nel 2009, Mario Ferraris porta alla vittoria, insieme alla dotatissima Michela Cerruti, il “Cinquone” nel Campionato Turismo Endurance, ottenendo 3 vittorie e altri brillanti piazzamenti nonché il primo posto nella 6 Ore di Vallelunga.

Testo di Paolo Perduca

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ultimo aggiornamento: 02-10-2015

Enzo Caniatti

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