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Rossella Casini: la studentessa fiorentina scomparsa a Palmi
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Rossella Casini: la studentessa fiorentina scomparsa a Palmi dopo aver sfidato la ’ndrangheta

Polizia

Il caso di Rossella Casini, giovane studentessa fiorentina scomparsa a Palmi il 22 febbraio 1981 dopo aver parlato con la magistratura della faida che coinvolgeva la famiglia del fidanzato.

La storia di Rossella Casini comincia a Firenze, in Borgo La Croce, e finisce nel nulla a Palmi, in Calabria, il 22 febbraio 1981. Era una studentessa universitaria, figlia unica, lontana per cultura e vita quotidiana dalle logiche della criminalità organizzata.

Ma l’amore per Francesco Frisina, giovane calabrese conosciuto durante gli anni universitari, la portò dentro un mondo dominato da faide familiari, silenzi e codici mafiosi.

Rossella non era una donna di ’ndrangheta, né una militante antimafia nel senso classico del termine. Fu una ragazza che provò a salvare l’uomo che amava, convincendolo a parlare con la giustizia e riferendo lei stessa ciò che aveva visto e saputo. Quel gesto, secondo le ricostruzioni giudiziarie e di memoria pubblica, le costò la vita.

Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Per la sua scomparsa e il suo omicidio non c’è stata una condanna definitiva: il processo si concluse nel 2006 con l’assoluzione degli imputati per insufficienza di prove. Resta però una certezza storica e civile:

Rossella Casini è oggi ricordata come vittima della ’ndrangheta e come una delle figure più dolorose della memoria antimafia italiana.

volante della polizia
volante della polizia – newsmondo.it

Rossella Casini: l’amore per Francesco e la scelta di parlare

Rossella conobbe Francesco Frisina alla fine degli anni Settanta. Lui era originario di Palmi, nel Reggino, e apparteneva a una famiglia inserita in un contesto segnato dalla faida tra gruppi criminali. Rossella, cresciuta in un ambiente completamente diverso, entrò progressivamente in quella realtà senza comprenderne subito la portata.

Il 4 luglio 1979 il padre di Francesco, Domenico Frisina, venne ucciso in un agguato di mafia. Pochi mesi dopo, il 9 dicembre, anche Francesco rimase gravemente ferito. Rossella tornò precipitosamente a Palmi e riuscì poi a farlo trasferire a Firenze, alla neurochirurgia di Careggi. Fu in quel momento che provò a portarlo fuori da quel mondo.

Durante la convalescenza, Francesco iniziò a parlare. Secondo le ricostruzioni, Rossella lo spinse a raccontare agli investigatori ciò che sapeva della faida e delle dinamiche criminali della sua famiglia.

Anche lei riferì quanto aveva visto e sentito durante i suoi soggiorni in Calabria. Quelle informazioni arrivarono al pubblico ministero fiorentino Francesco Fleury, che trasmise gli atti alla procura di Palmi.

Per Rossella fu il punto di non ritorno. In un sistema fondato sull’omertà, il suo comportamento venne letto come una rottura intollerabile. La famiglia Frisina convinse Francesco a ritrattare.

Lei, invece, continuò a fare avanti e indietro tra Firenze e la Calabria, ancora convinta di poterlo salvare e di poter ricucire una frattura che, in realtà, era già diventata una condanna.

L’ultima telefonata e il processo senza condanne

Il 22 febbraio 1981 Rossella telefonò al padre Loredano. Gli disse che stava preparando le valigie e che sarebbe tornata a Firenze. Dopo quella chiamata, sparì. Non venne mai più ritrovata. Per anni sulla sua fine calò un silenzio pesantissimo, rotto solo molto tempo dopo dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia.

Nel 1994, secondo le ricostruzioni disponibili, il pentito Vincenzo Lo Vecchio raccontò agli inquirenti che Rossella era stata sequestrata, uccisa e fatta sparire.

Il movente indicato era la sua scelta di rompere il muro del silenzio: aveva spinto Francesco a parlare e aveva portato davanti alla giustizia informazioni considerate inaccettabili dall’ambiente criminale che circondava la famiglia Frisina.

Il processo per il sequestro e l’omicidio di Rossella si aprì nel 1997, molti anni dopo la scomparsa. Fu un procedimento lungo, difficile, segnato da rinvii e da problemi probatori. Nel 2006 arrivò la decisione: gli imputati furono assolti per insufficienza di prove.

È il punto più amaro del caso: la memoria pubblica riconosce Rossella come vittima della ’ndrangheta, ma la giustizia penale non ha consegnato una condanna definitiva per la sua morte.

Negli anni successivi, la sua storia è stata recuperata da giornaliste, associazioni e istituzioni. Firenze le ha dedicato un giardino; il suo nome è entrato nei percorsi di memoria antimafia; nel 2018 le è stata conferita alla memoria la Medaglia d’oro al merito civile. Rossella Casini resta il simbolo di una ragazza che pagò per avere scelto di parlare, in un mondo dove il silenzio era imposto come legge.

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ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2026 19:35

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