Rossi e Lorenzo: fine del fair play

Rossi e Lorenzo non è più tempo di fair play. Il maiorchino si schiera con Marquez, confermando i sospetti di Valentino che esista un segreto accordo tra i due. I social si infiammano e lo sport perde.

L’espressione fair play è un vocabolo derivato dall’antico inglese e significa letteralmente gioco leale, Veniva applicato nei tornei medievali per sottolineare come due cavalieri, di solito di alto lignaggio, affrontavano lo scontro con l’avversario con “nobiltà di spirito e di cuore”. Fu rispolverata per un altro tipo di rodei, quelli nei cieli della prima guerra mondiale ma durò poco…

Si riferisce a un’etica comportamentale improntata al rispetto delle regole, al riconoscimento e al rispetto dell’altro. Ciò che sembra totalmente scomparso nel motomondiale dopo il penultimo atto, il contatto che ha portato alla penalizzazione di Rossi. A Sepang Vale e Marquez si toccano alla curva 14, lo spagnolo va a terra e l’italiano viene sanzionato e rischia di perdere il mondiale. A Valencia partirà dall’ultima posizione con soli 7 punti di vantaggio su Lorenzo.

Fiumi di inchiostro si sono già scritti sull’accaduto e non è il caso di tornarci, piuttosto è il dopo gara e tutto ciò che ne è conseguito che lascia sconcertati.

Lorenzo che irrompe in direzione gara chiedendo a gran voce la testa dell’avversario. Urlando e arrabbiandosi perché Valentino sia pesantemente penalizzato. Schierandosi palesemente dalla parte di Marquez, ma soprattutto gettando la maschera, un po’ ipocrita, del compagno di casacca leale e compagnone. Il maiorchino pretende che i giudici gli consegnino subito un bottino sicuro e concretissimo per poter vincere il mondiale.

Un comportamento che non solo non gli fa onore, ma che porta acqua al mulino di quanti, in primis Rossi, subodorano un complotto spagnolo. Il pubblico della Rete si scatena. Mentre diventa virale sui social il video delle riprese frontali del contatto che difendono Valentino, si moltiplicano su Facebook gli appelli più o meno scherzosi a Iannone, e in generale ai piloti italiani, perché facciano cadere Lorenzo regalando così il titolo mondiale a Valentino Rossi.

Negli anni Settanta, quando muovevo i primi passi nella professione di cronista sportivo, i social ovviamente non esistevano e certe “imbecillità” restavano racchiuse nell’ambito del bar. Non per questo il tifo era meno caldo. Gli sfegatati esaltati che invocavano le maniere forti contro l’avversario antipatico o presunto scorretto non mancavano. Tuttavia erano privi della cassa di risonanza che alle “imbecillità” hanno oggi tendenza a dare i media – non solo quelli italiani -, spesso senza uno straccio di commento che stigmatizzi i comportamenti che definire antisportivi è dire poco.

Caricare, come si sta facendo oggi, la sfida tutta sportiva – e tale dovrebbe rimanere – tra due campioni e assi della velocità come Rossi e Lorenzo del tifo più becero da stadio, da una e dall’altra parte, non solo e stupido, ma anche pericoloso.

Per uno di quegli imponderabili casi del destino, l’ultima prova decisiva del mondiale si corre su un circuito spagnolo. Dove la stragrande maggioranza del pubblico sostiene ovviamente i piloti di casa. Non voglio pensare cosa potrebbe accadere se, per un contatto puramente fortuito tra Iannone (o un qualsiasi altro pilota italiano) e Lorenzo, quest’ultimo finisse a terra “regalando” il mondiale a Valentino Rossi.

Mancano due settimane al fatidico appuntamento. Mi auguro che in questo lasso di tempo i bollenti spiriti, a partire da quelli dei diretti protagonisti – Rossi, Lorenzo, Marquez -, si siano calmati. È un peccato che un mondiale tanto bello e combattuto come quello di quest’anno finisca tra le polemiche e i veleni.

C’è ancora la possibilità che il diretto intervento dei team manager sui rispettivi campioni riesca nella difficile opera di svelenire gli animi. Mi auguro che a Valencia si assista a duelli combattutissimi fin che si vuole, con un Valentino Rossi costretto a rimontare, come lui solo sa fare, dall’ultima posizione, ma nel pieno rispetto di quel fair play di cui davano prova gli antichi “nobili” cavalieri.

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ultimo aggiornamento: 27-10-2015

Enzo Caniatti

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