Rudolf Caracciola: la Mille Miglia a 50 anni

Continua il racconto sulle straordinarie imprese di Rudolf Caracciola, pilota tra i più forti e completi del suo tempo. Vince su strada, su pista, sui tracciati veloci. su quelli lenti, in salita ed è pure uno straordinario recordman.

chiudi

Caricamento Player...

Nel 1933, in attesa del ritorno in grande stile della Mercedes, Rudolf Caracciola decide di correre con l’amico Louis Chinon al volante di un’Alfa Romeo. Il primo appuntamento è al GP di Monte Carlo, ma durante una seduta di prove finisce fuori pista andando a sbattere contro un muro. Le conseguenze appaiono subito gravi, femore fratturato in più punti. Per Carratsch inizia un lungo calvario da una clinica all’altra, da uno specialista all’altro. Ci sono poche speranze che possa tornare a camminare normalmente, figuriamoci a correre.

Alfred Neubauer, direttore corse della Mercedes, è l’unico a credere ancora in lui. Nel 1934, quando ancora si muove aiutato dalle stampelle, gli affida una delle nuove W 25 con la quale compie 25 giri al GP di Francia prima di ritirarsi stremato dal dolore. Ma lui non molla, con pazienza ricostruisce il corpo e lo spirito straziato dalla perdita della giovane moglie. A fine stagione torna sul podio al GP di Spagna; è secondo dietro Fagioli e davanti a Nuvolari.

La W 25 è una meraviglia e Carratsch è il suo pilota. Il 1935 è l’anno per entrambi dei grandi trionfi. Se Nuvolari e le Alfa Romeo perdono smalto (il mantovano volante sta poco bene e patisce gravi lutti familiari), un nuovo temibile avversario è apparso all’orizzonte, si chiama Bernd Rosemeyer e guida una fantastica Auto Union. La sfida tutta tedesca sfocia nel dramma quando, il 28 gennaio 1938 sull’autostrada Francoforte-Darmstadt nel tentativo di battere i record sul chilometro lanciato (432,692 km/h di media) e sul miglio (432,360 km/h) stabiliti da Caracciola con la Mercedes, Rosemeyer vola fuori strada a oltre 400 km/h perdendo la vita. Il resto della stagione è segnato, da record, vittorie in circuito, su strada e in salita. Il 1939 inizia sotto i migliori auspici, Carratsch porta al debutto nel GP di Germania la Mercedes W 163 a 12 cilindri, tecnologicamente avanzatissima, per esempio è già in grado di sfruttare l’effetto suolo. I successi si susseguono, interrotti dalla vittoria il 3 settembre a Belgrado del “solito” Nuvolari, ma per la Mercedes non è più tempo di corse. I suoi piloti sono costretti a sostituire il casco con l’elmetto.

Carratsch riemerge solo sette anni dopo, nel 1946. È in America, a Indianapolis, gli hanno promesso di farlo correre con una delle sue Mercedes d’anteguerra, ma all’ultimo minuto, per ragioni di opportunità politica, la Freccia d’Argento viene sostituita da una macchina americana. Va allo stesso fortissimo, ma un uccello gli sbatte in pieno viso e lo manda in coma per diversi giorni. Carriera finita? Niente affatto, miracolosamente si riprende, torna a correre e vincere nelle gare di casa. Nel 1952 la Mercedes ritorna alle corse con un nuovo modello sportivo: la 300 SL. Costituisce uno squadrone per partecipare alla Mille Miglia. Caracciola ha più di cinquant’anni, ma ancora tanta voglia di correre, arriva quarto assoluto. È convinto di poter competere con le nuove leve, anche se si chiamano Ascari e Fangio. Per prepararsi si iscrive a Berna, in una corsa sport. È in testa quando si bloccano all’improvviso i freni, vola fuori pista e piomba contro un albero. Lo danno per morto, ma sulla barella riprende conoscenza in tempo per sussurrare alla seconda moglie: «Sono stato fortunato, mi sono rotto la gamba buona, così si accorcerà come l’altra…». Con le corse ha chiuso. Morirà il 29 settembre 1959 per una intossicazione al fegato.

Leggi la prima parte