Rudolf Caracciola: nessuno come lui

In base alla vittorie conseguite e alle imprese memorabili, Rudolf Caracciola è stato il più grande pilota del suo tempo. Ha vinto sempre e ovunque, anche dopo che un pauroso incidente gli aveva menomato una gamba.

Ci fu un tempo in cui il mondo delle corse era popolato da eroi che in nome della propria passione sfidavano la morte ad ogni gara su auto potentissime, ma per nulla affidabili e sicure. Senza parlare delle strade dove si correva, con vetture, paragonabili alle attuali F1, tra i muri delle case.

Di questa schiera faceva parte Rudolf Caracciola, nato in Germania, a Remagen il 30 gennaio 1901. Debutta nelle corse nel 1922 e dall’anno dopo inizia a vincere. Nel 1924 vince sempre, i biografi parlano di 27 successi. Nel biennio 25-26 su 18 gare disputate sale per ben 16 volte sul gradino più alto del podio. L’11 luglio 1926 è una data fatidica nella carriera del giovane pilota. Si corre il primo GP di Germania. La Mercedes gli ha affidato la 2 litri otto cilindri progettata da Ferdinand Porsche. Rudy, come lo chiamano gli amici, si impone sotto una pioggia torrenziale. La corsa è drammatica non soltanto per la pioggia: Rosenberg perde il controllo dell’auto, sfonda un tabellone e piomba su un gruppo di studenti, uccidendone tre. Per quanto riguarda Caracciola il pubblico lo acclama in delirio, in brevissimo tempo lo adotta affibbiandogli il nomignolo Carratsch, molto più “tedesco” di quel Caracciola di lontane origini italiane.

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È all’Italia e soprattutto alle sue formidabile macchine che pensano in Mercedes quando decidono di prendere parte nel 1931 alla Mille Miglia. Per l’occasione preparano un mostro di sette litri di cilindrata che pesa oltre una tonnellata e mezza. La SSKL fa impressione a vedersi, ma appare inadatta a competere con le agili e veloci Alfa Romeo, tanto più se al volante ci sono Nuvolari, Borzacchini e Arcangeli. Caracciola parte subito fortissimo, raggiunge Bologna viaggiando a una media di 154 km/h. Nuvolari lo tallona, sa che ci sono gli Appennini. Lì il bestione tedesco non può competere con le Alfa. Carratsch li lascia passare, ma riesce a limitare il distacco. Tanto che, quando le Alfa sono costrette a una sosta per sostituire le gomme logore, passa in testa. Davanti a lui si apre la pianura con i suoi lunghi rettilinei, il mostro tedesco può scaricare tutta la potenza. Caracciola vince. All’arrivo le mani sono piagate dalla sforzo, ma il sorriso è radioso. Il Nivola ha trovato il suo più abile e coriaceo avversario.

Tra i due inizia un entusiasmante duello, che diventa ancora più acceso quando nel 1932 l’Alfa Romeo invita il tedesco a fare parte della propria squadra. Nuvolari resta prima guida, ma Carratsch non soffre certo di sudditanza. Alla Mille Miglia i due fanno scintille, ma entrambi sono costretti al ritiro. Poi viene il GP di Monte Carlo, dove per ordini di squadra il tedesco si accontenta del secondo posto. Al GP di Germania al Nürburgring è Nuvolari a dover lasciare vincere Caracciola, per motivi commerciali. Ad entrambi i piloti la situazione non piace. Decidono di ignorare gli ordini di scuderia. Il finale di stagione è al calor bianco. Caracciola si impone a Monza davanti a Fagioli e Nuvolari, ma ciò gli vale il “ben servito” da parte della Casa del Biscione.

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ultimo aggiornamento: 06-05-2015

Enzo Caniatti

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