Saviano denuncia il governo Meloni: “Stanno usando il metodo Orban”

Saviano denuncia il governo Meloni: “Stanno usando il metodo Orban”

Saviano discute il caso di censura alla Rai e denuncia il “metodo Orban”, accusando il governo Meloni di adottare tattiche di intimidazione.

Roberto Saviano è tornato a Propaganda Live, il programma televisivo in onda su La7, per discutere del caso di censura che ha coinvolto Antonio Scurati, autore del romanzo “M. Il figlio del secolo”, a cui è stata bloccata una serie TV basata sulla sua opera.

Durante l’intervista, riportata da Notizie.virgilio.it, Saviano ha posto una domanda critica: “Dove eravate quando bersagliavano me?“. Ha sottolineato che, nonostante la mobilitazione generale per Scurati, lui stesso non ha ricevuto lo stesso tipo di sostegno quando era preso di mira.

Roberto Saviano

Il metodo Orban: censura e intimidazione

Saviano ha descritto il “Metodo Orban“, riferendosi a Viktor Orban, presidente dell’Ungheria, che negli ultimi anni ha approvato leggi considerate contrarie ai principi dell’Unione Europea.

Secondo Saviano, la maggioranza in Italia sta adottando questa tattica, che si basa sull’identificazione di pochi individui da bersagliare come esempio, instillando così paura tra gli altri.

Questo è il metodo di Orban: identificare pochi e bersagliarli. Quei pochi permetteranno a molti di diventare prudenti e non muoversi in certe direzioni. La democrazia illiberale porta a questo,” ha spiegato il noto scrittore.

“Dove eravate quando bersagliavano me?”: l’accusa di Roberto Saviano

Saviano ha ricordato il momento in cui un suo progetto televisivo, “Insider”, è stato bloccato dalla Rai dopo essere stato girato e montato.

Il programma non è mai andato in onda, e nessuno ha sollevato grandi obiezioni. “Come mai, quando è stata fermata Insider, una trasmissione girata, montata, presentata ai palinsesti e poi chiusa, non c’è stata una grande solidarietà?” ha domandato Saviano.

Ha poi menzionato come da quindici anni sia lui che altri scrittori, come Michela Murgia, siano stati bersagliati dai media con attacchi continui. “La mia domanda è, dove eravate? Qualcuno c’era, ma la parte maggiore ha creduto che queste fossero storie private,” ha aggiunto lo scrittore.

Ha poi aggiunto che chiunque osi criticare il sistema rischia di essere etichettato come pericoloso e sottoposto a pressioni, mentre coloro che non parlano sono considerati meno minacciosi.