La storia di Percy Fawcett, esploratore britannico scomparso nel 1925 nella foresta amazzonica insieme al figlio e a un compagno. Le ricerche della città perduta di Z e le ipotesi sulla loro sorte.
Nel 1925, l’esploratore britannico Percy Harrison Fawcett scomparve nella foresta amazzonica brasiliana mentre cercava le tracce di un’antica civiltà che riteneva nascosta nel cuore del Sud America. Insieme a lui svanirono il figlio Jack Fawcett e l’amico di quest’ultimo, Raleigh Rimell.
Nato il 18 agosto 1867 a Torquay, in Inghilterra, Fawcett era un ufficiale dell’esercito britannico, cartografo e membro della Royal Geographical Society. Aveva già partecipato a numerose spedizioni in Sud America, esplorando territori allora scarsamente documentati dalla cartografia europea.
Era convinto che nella regione brasiliana del Mato Grosso si nascondessero i resti di una grande civiltà precolombiana. Chiamò quell’insediamento “Z”, ispirandosi anche ad antichi resoconti, tra cui il controverso Manoscritto 512, che descriveva una misteriosa città abbandonata.

Percy Fawcett: la spedizione del 1925 e l’ultima lettera dalla giungla
Nell’aprile 1925, Fawcett partì dalla città brasiliana di Cuiabá insieme al figlio Jack, ventiduenne, e a Raleigh Rimell. La spedizione era stata organizzata per raggiungere territori inesplorati del bacino del fiume Xingu, dove l’esploratore sperava di trovare la leggendaria città perduta.
Il viaggio si rivelò subito impegnativo. I tre affrontarono caldo intenso, insetti, terreni difficili e problemi di salute. Rimell, in particolare, soffriva per una grave infezione provocata dalle punture di zecca.
Il 29 maggio 1925, Fawcett scrisse quella che sarebbe diventata la sua ultima lettera conosciuta alla moglie Nina.
Il messaggio proveniva da un luogo chiamato Dead Horse Camp, il Campo del Cavallo Morto, già utilizzato dall’esploratore durante una precedente spedizione.
Fawcett comunicò che avrebbe proseguito con i soli Jack e Rimell, entrando in una regione ancora sconosciuta agli esploratori europei.
La lettera venne affidata a un messaggero. Da quel momento nessuno dei tre uomini fece più ritorno e non arrivarono ulteriori comunicazioni accertate.
Le spedizioni di ricerca e il mistero mai risolto
Negli anni successivi furono organizzate numerose spedizioni per ritrovare gli esploratori. Tra i partecipanti alle ricerche figurò anche Peter Fleming, fratello dello scrittore Ian Fleming, futuro creatore di James Bond.
Nessuna missione riuscì a stabilire definitivamente cosa fosse accaduto.
Nel 1951, l’esploratore brasiliano Orlando Villas-Bôas annunciò il ritrovamento di alcuni resti umani attribuiti a Fawcett, sostenendo che il gruppo fosse stato ucciso dagli indigeni Kalapalo.
Le successive analisi antropologiche, tuttavia, dimostrarono che le ossa non appartenevano all’esploratore britannico.
Un’altra ricostruzione emerse dalle testimonianze orali degli stessi Kalapalo. Secondo i loro racconti, i tre uomini avevano attraversato il villaggio e, nonostante gli avvertimenti sui pericoli della regione, avevano deciso di proseguire verso est.
Per alcuni giorni gli abitanti avrebbero osservato il fumo dei loro accampamenti, prima che ogni traccia scomparisse.
Le ipotesi comprendono malattie, incidenti, fame oppure un’aggressione, ma nessuna è stata dimostrata.
Le ricerche archeologiche moderne hanno intanto individuato nel bacino dello Xingu resti di grandi insediamenti precolombiani, tra cui il complesso di Kuhikugu. Queste scoperte dimostrano che nell’Amazzonia esistevano società molto più complesse di quanto si credesse all’epoca di Fawcett, senza però identificare con certezza la sua leggendaria città di Z.
A oltre un secolo dalla scomparsa, non sono mai stati identificati i resti di Percy Fawcett, Jack Fawcett e Raleigh Rimell. La loro sorte rimane uno dei grandi misteri della storia delle esplorazioni.