Se insulti su Facebook rischi il carcere

Non solo sui giornali, oggi si rischia il reato di diffamazione anche attraverso i social network. A deciderlo la Corte di Cassazione. Ecco il caso che ha fatto giurisprudenza.

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Facebook come una testata giornalistica, la propria bacheca personale come le colonne della pagina di un quotidiano. Pubblicare un’offesa su un social network equivale alla diffamazione a mezzo stampa. A deciderlo lo scorso giugno la Corte di Cassazione. Tutto era partito da un privato cittadino e dalla denuncia ai danni di un utente Facebook per aver postato un messaggio denigratorio nei suoi confronti. Dal Giudice di Pace il caso era poi rimbalzato alla Corte di Cassazione.

Quest’ultima ha quindi stabilito che inserire un commento su una bacheca di un social network significa dare al suddetto messaggio una diffusione che potenzialmente ha la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sicché, laddove questo sia offensivo, deve ritenersi integrata la fattispecie aggravata del reato di diffamazione.

Facebook, ma più in generale le piattaforme social sono da considerarsi pertanto al pari di un giornale. Un parallelismo – spiega la sentenza – dovuto a “potenzialità, idoneità e capacità del mezzo utilizzato per la consumazione del reato a coinvolgere e raggiungere una pluralità di persone, ancorché non individuate nello specifico e apprezzabili soltanto in via potenziale, con ciò cagionando un maggiore e più diffuso danno alla persona offesa”.

C’è dell’altro però. La diffamazione su Facebook deve essere considerata aggravata dal mezzo della pubblicità. La pena da applicare, pertanto, secondo la Cassazione può arrivare addirittura al carcere.