La senatrice a vita parla di una ricorrenza che si avvicina: la festa della Liberazione.

Liliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz, parla del 25 Aprile che quest’anno ha un significato ancora più forte. In un’intervista al Corriere della Sera, Segre ricorda anche il suo 25 aprile del 1945 e quello di oggi paragonando all’invasore di allora a quello di oggi per gli ucraini.

A Pesaro in convalescenza per il Covid19, la senatrice Segre ricorda che quel giorno di 77 anni fa si trovava «Nel lager di Malchow, nella Germania settentrionale, dove ero stata trasferita dai nazisti come ultima tappa della “marcia della morte” iniziata da Auschwitz. Ricordo grande nervosismo tra i nostri aguzzini, mentre noi non capivamo cosa stesse accadendo. Furono alcuni francesi prigionieri dei tedeschi, passando vicino al filo spinato in quei giorni di aprile, a dirci: “Non morite, tenete duro, la guerra sta per finire”».

Quest’anno sarà un 25 aprile diverso, dichiara Segre, caratterizzato dalla guerra nel cuore dell’Europa. «L’equidistanza non è possibile, il popolo ucraino è stato aggredito dai russi e la sua resistenza va sostenuta». La storia, aggiunge, «mostra che la pace non si ottiene restando indifferenti o attraverso progressivi cedimenti agli aggressori, ma garantendo una convivenza tra i Paesi basata sul diritto e sul rispetto».

Liliana Segre
Liliana Segre

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Segre: Il 25 aprile appartiene a tutti gli italiani

Per Liliana Segre il 25 aprile è una ricorrenza doppia perché quel giorno fu liberata la sua Milano mentre l’esercito angloamericano giunse a Berlino. Ma ancora oggi è una festa importante, un valore che ha trasmesso anche ai suoi figli. Entrambi, sia lei che suo marito Alfredo internato militare per aver rifiutato la Repubblica sociale, sapevano cosa significasse perdere la libertà. Per questo ci tengo a dire che la Festa della Liberazione appartiene a tutti gli italiani e non dovrebbe mai scatenare divisioni.”

Inoltre, la senatrice Segre si è dichiarato contenta per la scelta della città di Milano di far salire sul palco del 25 aprile una donna ucraina. “Condivido la scelta di dare voce a una rappresentante del popolo ucraino.” Per Segre è un segno di solidarietà verso tutte le persone, donne e bambini e anziani che hanno dovuto lasciare il loro paese. “Del resto sarebbe difficile in un anno come questo intonare Bella ciao senza rivolgere un pensiero agli ucraini che nelle scorse settimane si sono svegliati e hanno “trovato l’invasor” ha dichiarato Segre.

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ultimo aggiornamento: 21-04-2022


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