Violenze e sequestro ai danni di una donna che per 20 anni è stata rinchiusa in una legnaia senza bagno o riscaldamento.
Dopo oltre vent’anni di presunte violenze, umiliazioni e privazioni, sono diventate definitive le condanne a cinque anni di carcere per una coppia accusata di maltrattamenti e sequestro di persona ai danni della sorella dell’uomo. La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi presentati dai difensori, confermando la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Campobasso. Per i due coniugi si apre ora la prospettiva del carcere.

Segregata per 20 anni: la scoperta sulla povera vittima
La vicenda è emersa nel settembre di quattro anni fa, quando i carabinieri di Casalciprano, in provincia di Campobasso, sono intervenuti dopo aver ricevuto una segnalazione anonima. Nell’abitazione hanno trovato la donna, allora 67enne, costretta a vivere in un locale adiacente alla casa del fratello, utilizzato come legnaia. Uno spazio privo di bagno e riscaldamento, con la porta chiusa dall’esterno, dal quale non le era consentito uscire autonomamente.
La donna si era trasferita dal familiare dopo la morte del marito. In un primo momento le era stata assegnata la stanza occupata in precedenza dagli anziani genitori. La situazione, tuttavia, sarebbe cambiata dopo un periodo iniziale di convivenza tranquilla. Qualche anno più tardi, infatti, sarebbe stata trasferita in un ambiente ricavato accanto alla legnaia, raggiungibile attraverso una scala a chiocciola esterna dotata di un rudimentale sistema di chiusura dall’esterno.
I dettagli sulle violenze
Nel corso dei procedimenti giudiziari sono emerse ulteriori privazioni. Per anni, secondo quanto ricostruito, la donna non avrebbe potuto ricevere cure mediche né provvedere adeguatamente alla propria igiene personale. Le sarebbe stato inoltre impedito di uscire per raggiungere la tomba del marito.
I giudici hanno riconosciuto la gravità delle limitazioni imposte alla libertà personale della donna, protrattesi per oltre due decenni. Al termine dell’udienza del 21 ottobre, la Cassazione ha condiviso le conclusioni della parte civile e rigettato le impugnazioni della difesa, rendendo definitive le condanne dei due imputati.