La sentenza della Cassazione sui Fondi della Lega. Prescritto il reato di truffa per Umberto Bossi e l’ex segretario Belsito.

ROMA – La sentenza della Cassazione sui Fondi della Lega. I giudici hanno deciso di prescrivere il reato di truffa per Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito. Per quest’ultimo la Corte Suprema ha deciso di ritenerlo responsabile per il reato di appropriazione indebita e le carte ritornano in Appello. Confermata la confisca dei 49 milioni alla Lega.

La richiesta del procuratore generale

Confermare le condanne a Bossi e Belsito. E’ questa la richiesta del procuratore generale ai giudici in vista delle sentenza della Cassazione sui fondi della Lega. L’accusa ha chiesto di ribadire la pena di 3 anni e 9 mesi all’ex tesoriere del partito di via Bellerio Francesco Belsito e un anno e 10 mesi a Umberto Bossi.

La sentenza definitiva è attesa tra mercoledì 7 e giovedì 8. I giudici sono chiamati a confermare oppure rivedere quanto deciso dalla Corte d’Appello di Genova. Possibile anche una revisione di quanto deciso in secondo grado con le carte in Liguria.

I legali di Belsito chiedono il rinvio

Prima dell’udienza odierna, i legali di Belsito hanno chiesto il rinvio “per integrazione documentale”. “Uno dei miei motivi di ricorso – precisa il legale – verte sulla fungibilità del denaro. Si parla di spese arbitrarie ma non si sa da quale fonte sono state prelevate le sostanza per queste spese”. La richiesta è stata rigettata dalla Suprema Corte che si prepara ad annunciare la propria sentenza sulla questione del fondi della Lega.

Umberto Bossi
Umberto Bossi

Le accuse del procuratore generale: “I rendiconti erano falsi”

Durante l’udienza il procuratore generale ha spiegato – riportato da Sky TG24 – i motivi della richiesta di conferma della sentenza di secondo grado: “Non è vero – precisa – che i rendiconti erano solo generici. Erano anche falsi: si diceva ‘rimborsi autisti’ ma in realtà si finanziava la famiglia Bossi. Non è un aspetto secondario, è sotto questo profilo che si consuma il reato di truffa“.

E tra le spese il procuratore Dall’Olio cita anche l’accredito per la laurea di Renzo Bossi. E ricorda il sequestro della cartellina con la scritta ‘Family’: “Non vi è dubbio che vi fossero spese per i familiari Bossi“.

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ultimo aggiornamento: 07-08-2019


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