Quattro persone sono state arrestate con l’accusa di aver pilotato le sentenze al Consiglio di Stato. Il reato contestato è quello di corruzione.

ROMA – La Procura di Roma ha emesso un mandato di custodia cautelare per quattro persone accusate di corruzione. Secondo quanto scoperto dagli inquirenti, gli iscritti sul registro degli indagati pilotavano le sentenze del Consiglio di Stato. Ai domiciliari sono finiti i giudici Nicola Russo, Raffaella Maria De Lipsisi e Luigi Pietro Maria Caruso. Ordinanza non eseguita per il deputato dell’assemblea regionale siciliana Giuseppe Gennuso che per motivi di lavoro al momento non si trova in Italia.

Le indagini dei militari hanno portato alla luce un giro di corruzione all’interno del Consiglio di Stato. Nei cinque episodi sotto la lente dell’ingrandimento, le persone arrestate avevano speso circa 150 mila euro per corrompere i giudici.

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Guardia di Finanza
Guardia di Finanza (fonte foto: https://www.facebook.com/TgAmiciAnimali/)

Corruzione al Consiglio di Stato, la Giustizia Amministrativa si difende: “Nessuna perquisizione nelle nostre sedi”

Le indagini al momento non hanno portato ad una perquisizione nelle sedi del Consiglio di Stato. Ad affermarlo è l’ufficio stampa in una nota riportata da Sky TG24: “Né a Palazzo Spada a Roma, sede del Consiglio di Stato, né a Palermo, presso la sede del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana, vi sono state oggi perquisizioni. Le misure cautelari riguardano un ex magistrato in pensione dal 2015 e un Consigliere di Stato già sospeso dal servizio dal 2017. Da quanto si apprende dagli organi di informazione, in attesa di ricevere gli atti, per eventuali ulteriori valutazioni di natura disciplinare, le misure cautelari di oggi riguardano sempre i medesimi episodi attributi a magistrati non in servizio“.

Le indagini proseguiranno nei prossimi giorni per verificare la presenza di altri episodi di corruzione, oltre ai cinque già evidenziati dagli accertamenti degli inquirenti in queste ultime settimane.

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