Le nuove ricerche effettuate sul suo DNA della Sindone, sembrerebbero confermare un’ipotesi circolata su di essa.
Dopo l’eterno dubbio su una possibile Papa donna, sono emerse delle novità su una vicenda altrettanto misteriosa. Si tratta infatti del passaggio della Sindone, sulla quale alcune voci sembrerebbero essere state confermate.
Infatti, come riporta anche Vatican News, tutto ha avuto inizio da una ricerca condotta da Gianni Barcaccia, docente di Genetica e Genomica all’Università di Padova e alcuni suoi colleghi. Tra i firmatari di questo articolo scientifico, figura anche il docente ormai scomparso Pier Luigi Baima Bollone.

Le ricerche sul DNA della Sindone
L’articolo scientifico in questione, ha in realtà delle radici piuttosto datate. Nel 2015, infatti, il DNA contaminato dalle persone che avevano interagito con il lenzuolo di lino presentava la seguente divisione: oltre il 55,6% del Vicino Oriente e circa il 38,7% di indiani.
Il nuovo aggiornamento, suggerisce sostanzialmente ciò: “Una rivalutazione di questi risultati dall’analisi delle tracce di DNA trovate sulla Sindone di Torino suggerisce la potenziale ampia esposizione del tessuto nella regione mediterranea e la possibilità che il filato fosse prodotto in India“.
E ancora: “Nel complesso, i nostri risultati, sia precedenti che attuali, forniscono preziose informazioni sulle origini geografiche degli individui che hanno interagito con la Sindone durante il suo percorso storico attraverso diverse regioni, popolazioni ed epoche“.
I risultati delle nuove ricerche
Le nuove ricerche confermano così la presenza dell’aplogruppo H33, prevalente del Vicino Oriente e frequente tra i Drusi. Questi ultimi, condividono un’ascendenza genetica con ebrei e ciprioti, mantenendo allo stesso tempo contaminazioni con popolazioni levantine, palestinesi e siriane.
Ma la svolta decisiva la si ha grazie ai microrganismi: “Il microbioma ricostruito della Sacra Sindone rivela una ricca varietà di microrganismi comunemente presenti sull’epidermide umana, nonché comunità di archei adattate ad alta salinità e funghi, comprese le muffe“.
Da qui, la conferma sul suo possibile soggiorno in Medio Oriente, e sul suo passaggio in ambienti salini come il Mar Morto: “Gli archei alofili indicano una conservazione in ambiente salino o in condizioni di stoccaggio saline“.