Strage Berlino, accuse alle autorità: conoscevano Anis Amri

Anis Amri, il tunisino accusato di essere l’autore della strage di Berlino, era già conosciuto alle autorità tedesche.

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Sulla testa di Anis Amri adesso pende una taglia da 100.000, che la polizia ha promesso a chiunque sia in possesso di informazioni utili per la sua cattura. Mentre ancora si brancola nel buio e si teme che il giovane possa aver lasciato il Paese, le autorità tedesche vengono ora accusate di essersi lasciate sfuggire il tunisino che era, presumibilmente, alla guida del camion killer che ha ucciso 12 persone e ferite una cinquantina.

Sueddeutsche Zeitung, uno dei più importanti quotidiani tedeschi, ha criticato le autorità tedesche per aver perduto tempo prezioso per la ricerca di un 23enne pakistano che, si è scoperto dopo, non c’entrava nulla con l’attentato ed è stato rilasciato. Eppure, sottolinea il giornale, Anis Amri era già noto alla polizia tedesca. Der Spiegel si accoda alle accuse, specificando che il presunto attentatore “era stato rinchiuso per due giorni nel carcere di Ravensburg”, “che era stato fermato a Friedrichshafen per un controllo” nel mese di luglio e che però poi era stato liberato. Le autorità sapevano, stando a questi quotidiani, che l’uomo era potenzialmente molto pericolo in quanto radicalizzato.

Chi è Anis Amri

L’uomo era arrivato su un barcone, come migrante, senza documenti, nel febbraio del 2011. Non accompagnato dai suoi genitori. Aveva detto di essere minorenne, arrivando in Italia, ed era stato rinchiuso in carcere per 4 anni con l’accusa di aver dato fuoco a una scuola.

Al termine della sua carcerazione, era scappato in Germania nonostante il foglio di via dall’Europa. Lì sarebbe entrato in contatto con dei predicatori ed estremisti affiliati all’Isis.

Anis ha lasciato i suoi documenti all’interno del tir che ha investito la folla ai mercatini natalizi di Berlino, ma non si ha ancora la certezza che sia lui il colpevole. La polizia del nostro Paese sta cercando al momento di mappare il percorso seguito da Anis Amri subito dopo la sua partenza dall’Italia.