Il 1° luglio 2018 undici membri della famiglia Chundawat furono trovati morti nella loro casa di Delhi. Diari e indagini portarono gli investigatori verso un rituale collettivo, escludendo l’intervento di estranei.
La mattina del 1° luglio 2018, undici componenti della famiglia Chundawat, conosciuta anche come Bhatia, furono trovati morti nella loro abitazione di Burari, quartiere di Delhi. Inizialmente si temette un massacro, ma l’indagine avrebbe escluso la presenza di un assassino esterno, ricostruendo invece un complesso rituale familiare terminato tragicamente.

Chundawat: dieci corpi insieme e i misteriosi diari
Tra le vittime c’erano la matriarca Narayani Devi, 77 anni, i figli Bhavnesh e Lalit, le loro mogli, la figlia Pratibha e cinque nipoti, due dei quali quindicenni.
Dieci membri della famiglia furono trovati sospesi in un ambiente dell’abitazione, mentre Narayani Devi si trovava in una stanza separata. Le autopsie esclusero segni indicativi di una colluttazione o dell’intervento di persone estranee.
La scoperta decisiva fu quella di numerosi quaderni e diari, compilati durante anni, nei quali erano riportate regole quotidiane, indicazioni spirituali e istruzioni riguardanti un particolare rituale.
Secondo gli investigatori, Lalit Chundawat sosteneva di ricevere indicazioni dal padre Bhopal Singh, morto nel 2007. Alcuni messaggi venivano quindi trascritti da altri membri della famiglia e progressivamente accettati come una guida per la vita familiare.
Un rituale dal quale credevano di poter uscire vivi
Gli appunti relativi agli ultimi giorni descrivevano un rito finalizzato alla salvezza spirituale. Un elemento fondamentale emerso dall’indagine è che la famiglia non sembrava aspettarsi di morire: secondo la ricostruzione della polizia, i partecipanti credevano che il rituale sarebbe terminato senza conseguenze fatali e che qualcuno li avrebbe salvati.
La Crime Branch chiese quindi al Central Forensic Science Laboratory della CBI di effettuare una “autopsia psicologica”, analizzando testimonianze, documenti, rapporti medico-legali e l’ambiente familiare.
Il rapporto consegnato nel settembre 2018 concluse che le undici persone stavano eseguendo un rituale e che non avevano pianificato consapevolmente un suicidio nel significato tradizionale del termine. Gli investigatori valutarono anche la possibilità di una forma di convinzione delirante condivisa, con Lalit come figura centrale.
Non furono trovate prove dell’intervento di estranei. Le conclusioni investigative indicarono una morte collettiva legata a un rituale familiare, non un massacro commesso da un assassino.