Stress e depressione potrebbero ridurre l’efficacia del vaccino

Stress e depressione potrebbero ridurre l’efficacia del vaccino

Lo studio della Ohio State University sul vaccino: stress e depressione potrebbero ridurre l’efficacia.

ROMA – E’ stato pubblicato uno studio della Ohio State University sul vaccino coronavirus. Secondo questa ricerca, come riferito dall’Agi, alcuni stati d’animo come depressione, stress e solitudine potrebbero ridurre l’efficacia.

Si tratta di ipotesi che saranno approfondite nei prossimi mesi. Ma in generale un sistema immunitario più debole ritarda la risposta al vaccino. Per questo dagli scienziati l’invito a non lasciarsi andare per consentire un ritorno alla normalità il prima possibile.

“I vaccini devono essere garantiti a tutti”

Lo studio è accompagnato dal commento di Annelise Madison, ricercatrice dell’università americana: “I vaccini rappresentano uno dei progressi più efficaci nella storia della medicina perché proteggono la società da un’ampia gamma di malattie altrimenti sarebbero estremamente pericolose, come il vaiolo e il vaccino. Ma è fondamentale garantire che la maggior parte della popolazione sia correttamente immunizzata per ottenere l’immunità di gregge […]“.

I test – ha aggiunto la ricercatrice – hanno dimostrato di essere efficaci, ma qualcuno potrebbe non trarne beneficio sin dall’inizio. Alcuni fattori ambientali, la genetica, la salute fisica e mentale di un individuo potrebbero indebolire il sistema immunitario del corpo, rallentando la risposta del vaccino“.

Vaccino

“Dormire bene prima della somministrazione”

Le ricercatrice ha dato anche dei consigli: “Impegnarsi nell’attività fisica e dormire bene nelle 24 ore precedente al vaccino. Sono comportamenti che riducono l’effetto negativo di una serie di condizioni psicologiche e fisiche che potrebbero altrimenti ritardare i benefici del vaccino. In questo modo possiamo fare in modo che la risposta anticorpale arrivi nel modo più tempestivo possibile“.

E Janice Kiecolt-Glaser ha aggiunto: “I vaccini agiscono sul sistema immunitario per cui un ritardo nella risposta immunitaria potrebbe rendere meno efficace la procedura immunizzante“. Gli approfondimenti continueranno nelle prossime settimane per confermare quanto evidenziato dagli studi sul vaccino contro il coronavirus.