Nodo Tav, cos’è e come funziona la clausola di dissolvenza che ha portato all’armistizio tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

È intorno all’ormai famigerata clausola di dissolvenza che gira il fantasioso armistizio stipulato da Salvini e Di Maio, grazie alla trovata giuridica del premier Conte, sul caso Tav.

Il compromesso tra Lega e Movimento Cinque Stelle: l’importanza della clausola

I due leader restano divisi e il capo del governo è al momento un No Tav, posizione che ha inasprito i rapporti con il vicepremier leghista. Si tratta quindi alla ricerca di una soluzione condivisa ma l’Europa non aspetta l’Italia e chiede una decisione nel medio-breve termine per capire cosa fare con i fondi a disposizione.

Tav Chiomonte
Fonte foto: https://www.facebook.com/Gruppo-Giovani-ANCE-Torino

La soluzione, decisamente momentanea, allo stallo è rappresentata dalla famosa clausola di dissolvenza, che consentirebbe all’Italia di non abbandonare il progetto ma di non impegnare i suoi soldi, così da tenersi aperta una porta alle spalle per lasciare il tavolo e i cantieri senza ripercussioni economiche. Ma proviamo a fare chiarezza sull’argomento.

Tav, cos’è la clausola di dissolvenza

La clausola di dissolvenza è un cavillo giuridico, una norma legale, che consente di dichiarare senza seguito, e quindi di annullare, una procedura di gara già pubblicata. L’annullamento è legittimato da nuove volontà politiche.

La norma rientra nel Codice unico degli appalti francesi e, punto chiave della questione, non impone obblighi economici per nessuno dei soggetti interessati.

In termini pratici, applicando la discussione al caso Tav, significa che anche dopo la pubblicazione dei bandi il governo italiano può procedere con la ridiscussione dell’opera e decidere di abbandonare il progetto.


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