Governo, tensione alle stelle. Dal caso Siri al tweet di Elisabetta Trenta, Di Maio e Salvini ai ferri corti. Il premier Conte cerca soluzioni imparziali.

Continua a regnare la confusione all’interno del governo giallo-verde. Se la decisione di Giuseppe Conte su Armando Siri ha dato un colpo importante alla stabilità del suo esecutivo, l’attacco della Lega al ministro della Difesa (Trenta) potrebbe rappresentare un altro passo concreto verso una fine di governo che potrebbe durare fino alle prossime elezioni europee.

Caso Siri, il governo rischia la sfida all’ultimo voto in Cdm (che vincerebbe il Movimento Cinque Stelle)

Il primo nodo all’interno del governo è senza dubbio quello legato alla situazione di Armando Siri. Il premier Giuseppe Conte ha fatto sapere di aspettarsi le dimissioni del sottosegretario, Di Maio le pretende da settimane e Salvini le esclude al momento categoricamente.

Il rischio, che il capo del governo Giuseppe Conte ha voluto escludere sul’onda dell’ottimismo, è che nel prossimo Consiglio dei ministri la Lega possa essere messa in minoranza da una votazione. I pentastellati hanno infatti la maggioranza in Cdm e potrebbero procedere con la rimozione di Siri attraverso decreto. Un’uscita di scena sicuramente poco elegante per il leghista e per tutto il Carroccio.

Migranti, la Lega si scaglia contro il ministro della Difesa Elisabetta Trenta

Ma la Lega non è solita rimanere a guardare in maniera passiva alle decisioni degli altri. E così dopo gli affondi al sindaco di Roma Virginia Raggi, anche lei alle prese con problemi potenzialmente rilevanti, arriva l’affondo contro il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta per un tweet poi prontamente cancellato dal ministro.

“4 maggio: pescherecci italiani nel mirino delle motovedette libiche salvati dalla Marina Militare. Il ministro Elisabetta Trenta: grazie al coraggio e alla professionalità dell’Italian Navy si è evitato il peggio”, aveva twittato il Ministero della Difesa salvo poi correggere il tiro: “Quanto riportato da un’agenzia di stampa circa un salvataggio della Marina di alcuni pescherecci italiani nei pressi delle acque libiche è falso. Appresa la notizia abbiamo provveduto a rimuovere il tweet precedente“.

Guardia Costiera
fonte foto https://www.facebook.com/guardiacostiera/

La (dura) reazione del Viminale: Le Forze Armate italiane meritano molto di più

Immediata la reazione del Viminale, con il Ministero dell’Interno che ha criticato il titolare della Difesa accusandola di fare affidamento sulle agenzie di stampa invece che contattare direttamente i corpi militari competenti.

“Anziché chiedere alla ‘sua’ Marina Militare, il ministro Elisabetta Trenta si basa sulle agenzie di stampa e poi è costretta a rettificare. Non è informata e non approfondisce: preferisce polemizzare col ministro Matteo Salvini e a criticare servitori dello Stato come il generale Riccò. Il ministro della Difesa faccia il ministro della Difesa. Le Forze Armate italiane meritano molto di più“.

Matteo Salvini
Fonte foto: https://www.facebook.com/salviniofficial

Il Movimento Cinque Stelle contro Salvini e il Viminale: Pensate a lavorare

Di fronte all’incredibile scontro tra Ministeri il Movimento Cinque Stelle ha voluto mandare un messaggio chiaro condannando il ministero guidato da Matteo Salvini:

“Con i fatti di Napoli e prima ancora di Torino, Roma e San Donato milanese, non capiamo dove il Viminale trovi il tempo per occuparsi di un tweet. Forse farebbe meglio ad occuparsi della sicurezza del Paese. Gli stessi staff del Viminale sono pagati con soldi pubblici, degli italiani, per occuparsi a nome dell’istituzione della sicurezza dell’Italia, non per fare campagna elettorale. Possiamo comprendere il vivace confronto tra parti politiche, tra ministri, ma oggi si è superata una linea rossa. La Trenta non si tocca. Pensate a lavorare!”.

Il leader del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio ha archiviato la lite tra Viminale e Ministero della Difesa come un tentativo da parte della Lega di agitare le acque per spostare la luce dei riflettori su un focus differente dal caso Siri.


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