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Terrorismo, allarme minori in Europa: casi in aumento in Francia e Italia

soldato guerra terrorismo

L’Europa si confronta con una trasformazione profonda della minaccia terroristica: sempre più spesso i protagonisti sono minorenni radicalizzati online, attratti da contenuti violenti e coinvolti in progetti di attacco.

La Francia rappresenta uno degli osservatori più avanzati di questo fenomeno. Nell’ottobre 2025, in una nota la Direzione Generale della Sicurezza Interna (DGSI) ha segnalato «un aumento della minaccia interna rappresentata dai giovani», sottolineando come il terrorismo islamista stia trovando terreno fertile tra adolescenti iperconnessi. Anche la Procura nazionale antiterrorismo ha evidenziato l’abbassamento dell’età degli imputati, fenomeno sempre più evidente dalla fine del 2023. I numeri confermano la tendenza.

Nel 2025 sono stati incriminati 22 minorenni per reati di terrorismo, pari al 20% del totale degli indagati, contro i 19 del 2024, i 15 del 2023, i 2 del 2022 e i 4 del 2021. La quasi totalità dei minori coinvolti è collegata al jihadismo, mentre quote marginali riguardano estremismo di destra e separatismo corso. Molti degli altri indagati hanno meno di 21 anni, a conferma di una minaccia che si sposta verso fasce d’età sempre più giovani. Le autorità francesi segnalano che, dal 2023, la minaccia interna è sempre più incarnata da adolescenti tra i 13 e i 17 anni, spesso alla ricerca di identità e attratti da contenuti estremi più che da una reale adesione ideologica. Fragilità familiari, difficoltà scolastiche, isolamento sociale e problemi psicologici costituiscono fattori ricorrenti.

In diversi casi l’adesione alla retorica jihadista appare come uno sfogo per frustrazioni personali e impulsi violenti, più che il risultato di un percorso ideologico strutturato. Gli episodi emersi in Francia negli ultimi due anni illustrano la portata del fenomeno. Nel 2024 un quindicenne è stato arrestato dopo aver pianificato un attacco contro un luogo pubblico, con materiale propagandistico e manuali operativi trovati sul suo telefono.

Nel 2023 un sedicenne è stato incriminato per aver progettato un attentato contro una scuola: nel dispositivo sono state trovate immagini di simulazioni di sparatorie in aula provenienti da piattaforme di gaming online, insieme a contenuti con simboli dello Stato Islamico. Un altro caso ha riguardato un gruppo di adolescenti che comunicavano attraverso chat criptate e condividevano istruzioni per la fabbricazione di ordigni artigianali. Secondo la DGSI, questi giovani utilizzano social network, videogiochi e messaggistica cifrata per creare comunità virtuali, scambiarsi manuali e coordinare eventuali azioni.

terrorista
terrorista – newsmondo.it

Allarme anche in Italia

Il fenomeno non riguarda solo la Francia. Secondo i dati europei, nel 2024 sono stati registrati 58 attacchi terroristici tra riusciti, falliti e sventati in 14 Paesi dell’Unione europea, mentre 449 persone sono state arrestate per reati legati al terrorismo. Quasi un terzo degli arrestati aveva tra i 12 e i 20 anni. Le analisi indicano inoltre che nel 2025 i minori e i giovani adulti hanno rappresentato circa il 42% delle indagini legate al terrorismo in Europa e Nord America, con un aumento triplicato rispetto al 2021. In molti casi la radicalizzazione avviene esclusivamente online, in tempi rapidi e senza contatti diretti con organizzazioni strutturate.

Anche l’Italia è coinvolta in questa evoluzione. Negli ultimi anni le forze di sicurezza hanno individuato diversi minorenni radicalizzati via web. In Lombardia un adolescente è stato fermato dopo aver diffuso propaganda jihadista e manifestato l’intenzione di compiere un attacco con armi rudimentali. In Veneto un minorenne è stato segnalato per contatti con ambienti estremisti stranieri e per la condivisione di manuali operativi su piattaforme criptate. In Emilia-Romagna un giovane è stato monitorato per aver pubblicato contenuti violenti e simulazioni di attentati, ispirate a modelli diffusi online. In alcuni casi sono stati sequestrati dispositivi contenenti video di addestramento, giuramenti di fedeltà e istruzioni tecniche.

Le dinamiche sono simili a quelle osservate in Francia: radicalizzazione rapida, isolamento sociale, forte utilizzo dei social network e dei videogiochi online, consumo di propaganda violenta. Le organizzazioni estremiste sfruttano questi ambienti digitali per adattare i messaggi ai codici delle nuove generazioni, utilizzando anche strumenti di intelligenza artificiale per produrre contenuti più mirati. Chat, piattaforme di gaming e applicazioni di messaggistica diventano spazi di reclutamento, formazione tecnica e coordinamento.

Secondo la giornalista Elisa Garfagna che studia il fenomeno sul web «È impressionante vedere come il reclutamento si sia spostato dai luoghi fisici alle piattaforme di gaming e alle chat che i nostri ragazzi usano ogni giorno. Non si tratta più solo di ideologia, ma di una sorta di “videogioco della violenza” che attira adolescenti fragili e isolati. Questi spazi digitali creano una bolla pericolosa: il linguaggio è quello dei meme e delle sfide online, rendendo la radicalizzazione rapidissima e quasi invisibile ai genitori. È una minaccia frammentata, dove l’intelligenza artificiale personalizza l’odio su misura per ogni ragazzo. Per fermare questa deriva non bastano gli algoritmi di controllo; serve tornare a occuparsi seriamente dei loro vuoti emotivi e della loro solitudine digitale».

Il quadro europeo che emerge è quello di una minaccia sempre più diffusa e frammentata. Non reti strutturate ma individui giovanissimi, spesso senza un’ideologia consolidata, che maturano rapidamente l’intenzione di agire. Francia e Italia rappresentano due esempi di una tendenza che coinvolge l’intero continente. Le agenzie di sicurezza sottolineano la necessità di rafforzare la prevenzione, monitorare l’ambiente digitale e intervenire precocemente sui segnali di radicalizzazione, soprattutto tra i più giovani.

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ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2026 10:09

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