Tesla Model S nel mirino dei cyber hacher

La Tesla Model S, berlina elettrica ad alte prestazioni, è l’ultima vittima dei cyber hacher. Tutta elettronica e connessa è stato “facile” prenderne il controllo. Per fortuna erano i “buoni”.

Noi spesso non ce ne accorgiamo ma viviamo in un mondo dove i cyber criminali non sono i personaggi di fantasia di note serie televisive come CSI Cyber, ma esistono davvero. Si muovono ed agiscono in uno spazio indefinito del web invisibile, popolato di hacker buoni e cattivi che hanno preso, nell’immaginario collettivo, il posto dei folletti delle favole. Una certo alone di magia c’è infatti agli occhi dei profani nel vedere come costoro sono in grado di utilizzare e manipolare le moderne tecnologie per commettere atti leciti o illeciti che si consumano in quell’immenso pianeta tangibile e intangibile che è il web. È in atto una guerra oscura, che come le migliori spy story si svolge nell’ombra, ma a volte appare alla luce coinvolgendoci direttamente.

Quanti possessori di Jeep Cherokee in tutto il mondo hanno fatto un salto davanti al computer vedendo le scioccanti immagini diffuse un mese fa dalla rete di un SUV, del tutto simile al loro, in balia degli hacker che avevano preso il controllo (clicca per saperne di più) del climatizzatore, dello stereo e del motore. Il polverone sollevato dal video ha costretto FCA a richiamare 1,4 milioni di vetture fornite di determinati computer di bordo.

Ora è la volta della Tesla a finire nel mirino. Non è stata attaccata dagli hacker “cattivi”, ma da quelli “buoni” che si autodefiniscono “white hat”, ovvero pirati informatici etici, che testano i dispositivi collegati a Internet per individuare eventuali falle e di conseguenza migliorare la sicurezza. Occorre dire che la galassia dei “guardiani” è molto vasta, spazia di chi lo fa per puro altruismo senza fini di lucro e chi invece “scopre” falle per poi vendere i propri software di sicurezza. Clamorosi a questo proposito gli attacchi a strutture governative o a multinazionali.

Nel caso Tesla, il direttore IT di Lookout, Kevin Mahaffey e il ricercatore per la sicurezza a Cloudflare, Marc Rogers hanno preso di mira la Casa californiana che più di ogni altra nell’automotive è ritenuta esperta nel funzionamento di software. Gli hacher sono riusciti ad accedere a distanza ai computer di bordo di una Tesla Model S prendendone il controllo. Hanno non soltanto abbassato e alzato i finestrini, bloccato e sbloccato le portiere, acceso la radio, abbassato e alzato il volume, ma anche oscurato tutti i display e addirittura spento il motore mentre la vettura procedeva a cinque miglia orarie (circa 8 km/h). Non contenti, hanno persino tirato il freno a mano elettronico.

Va detto che le misure di sicurezza della Tesla Model S hanno preso il sopravvento all’aumento della velocità. Lo schermo del computer di bordo si è spento, la vettura ha rallentato e il cambio è finito in folle, pur consentendo al guidatore di mantenere il controllo del servosterzo per poter accostare e fermarsi in totale sicurezza.

La “dimostrazione” ha portato la Casa californiana ad aggiornare il software tappando tutte le falle e ad inviarlo a tutti i proprietari di Tesla Model S. La grana avviene proprio nel momento in cui la Casa si appresta a sbarcare in forze allo IAA di Francoforte con versioni ancora più performanti della sua berlina elettrica.

La P90D sostituisce la 85 e grazie al “Ludicrous Mode”, scatta da 0 a 100 km/h in soli 2,8 secondi toccando una velocità massima di oltre 250 orari.Variante a trazione integrale della Model S, dispone di un motore anteriore da 263 CV e di uno posteriore da 510 CV. Grande attesa anche per la SUV Model X che potrebbe debuttare proprio a Francoforte.

ultimo aggiornamento: 07-08-2015

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