Trattativa Stato-Mafia, il processo d’appello dopo le condanne in primo grado.

Il processo d’Appello sulla Trattativa Stato-Mafia si apre con una sorpresa: la presenza in Aula di Marcello Dell’Utri, sul banco degli imputati con l’accusa di minaccia a corpo politico dello Stato. La sentenza di primo grado si era conclusa con una condanna a 12 anni.

Tribunale
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Il processo d’appello

Il 24 maggio 2021 è il giorno della requisitoria del dibattimento. Marcello Dell’Utri si è presentato in Aula.

“C’è qualcuno in quest’aula che, dopo avere letto e sentito le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, gli atti su via D’Amelio, dubiti dell’esistenza di soggetti che hanno agito nell’ombra? Nessuno, riteniamo noi, dubita dell’esistenza di menti raffinatissime, di pupari che hanno agito nell’ombra con evidenti gravi condotte che appaiono non comprensibili e certamente non giustificabili“, ha dichiarato il Pg Fici come riferito dall’Adnkronos.

La memoria della Procura: “Manifesta illogicità nell’assoluzione di Mannino”

Nella memoria della Procura visionata dall’Adnkronos, il Pg mette in chiaro di non voler mettere in discussione il giudicato assolutorio ma di ritenere necessaria una discussione sulla sentenza e sul processo, per fare luce su alcuni punti poco chiari. La Procura parla di “manifesta illogicità della motivazione assolutoria” per quanto riguarda l’assoluzione dell’ex Ministro Calogero Mannino.

Trattativa Stato-Mafia, il processo di primo grado

Il processo di primo grado si era concluso con le condanne nei confronti di Marcello Dell’Utri, Mori, Subranni e De Donno e i boss Bagarella e Cinà. Assolto, invece, l’ex ministro Nicola Mancino.

Gli ex vertici del Ros, Mario Mori e Antonio Subranni sono stati condannati a 12 anni per minaccia a corpo politico dello Stato. Stessa pena anche per Marcello Dell’Utri mentre l’ex ufficiale dei Ros, Giuseppe De Donno ha avuto 8 anni.

28 anni per il boss Leoluca Bagarella mentre sono 12 quelli da scontare dall’altro capo mafia Antonino Cinà.

Assolto, invece, l’ex ministro democristiano Nicola Mancino. “È finita – ha dichiarato immediatamente dopo la sentenza – la mia sofferenza. La decisione conferma che sono stato vittima di un teorema che doveva mortificare lo Stato e un suo uomo che tale è stato ed è tuttora“.


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